Home Sweet Home, il teatro contro la violenza domestica

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Lo spettacolo della compagnia Quelli di Grock torna in scena per la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne. Migliaia di vittime silenziose di “uomini insospettabili, normali”. Il trailer e l’intervista alla regista Valeria Cavalli

di Chiara Ribichini

“Le statistiche dicono che una donna su tre vive come vivo io, in bilico. È vero, io sono un’equilibrista, sono stata addestrata a farlo, cammino su un filo, procedo attenta per evitare i passi falsi perché so che se sbaglio, se non presto attenzione, mi faccio male […]”. Anna è una vittima. Vittima di suo marito. Ma anche della paura di confessare. Di uscire da quelle mura domestiche che le continuano a dare un senso di protezione e sicurezza. Nonostante tutto. Home Sweet Home, lo spettacolo teatrale della compagnia Quelli di Grock che torna in scena al Teatro Leonardo di Milano il 25 novembre in occasione della Giornata internazione contro la violenza sulle donne e che sarà seguito da un dibattito dedicato al tema con consulenti medici, scientifici e giuridici, porta in scena il dramma di una famiglia normale. “La violenza domestica si sviluppa anche negli ambienti per bene. Là dove nessuno potrebbe mai immaginare” sottolinea Valeria Cavalli, autrice e regista insieme a Claudio Intropido dello spettacolo. “I cosiddetti violenti sono spesso uomini di successo. Professori, medici, ingegneri. Insospettabili”. Un dato emerso dal lavoro di studio che ha accompagnato la creazione dello spettacolo realizzato con la collaborazione dell’Associazione antiviolenza Cerchi d’acqua e con la consulenza scientifica della psicologa Maria Barbuto e del criminologo ed ex ispettore della Polizia di Stato Michele Maggi.

L’uomo violento, però, non è mai sulla scena. “Era odioso vederlo sul palco. Ed era complicato da rappresentare. Abbiamo fatto alcuni tentativi, ma ne usciva un personaggio o eccessivo o troppo normale e senza presa” spiega Valeria Cavalli. Sul palco, accanto alla protagonista Anna c’è invece il figlio Luca. “Abbiamo avuto l’idea di mettere in scena il figlio che ricorda la vita vissuta in famiglia. L’associazione Cerchi d’Acqua ci ha raccontato che spesso le donne, quando trovano la forza di andare a chiedere aiuto, sono accompagnate dai figli maschi”. Giovani che crescono in un ambiente violento e rischiano di associare ai maltrattamenti l’idea di normalità. “Da un lato c’è una forma di ribellione, la paura di assomigliare da adulto al padre. Ma dall’altro c’è una forma di attrazione. Perché il padre è nella vita un vincente. Luca lo descrive come un uomo forte, un simpaticone”.

A ribellarsi è invece Anna, che trova la forza di andare in commissariato e raccontare i maltrattamenti subiti. Ma lo spettacolo si chiude con una non denuncia. “Il dramma è proprio quello. L’incapacità, anche quando si è riusciti ad uscire dalle propria mura domestiche per raccontare tutto, di firmare quel foglio di carta”. Un’incapacità dietro la quale possono nascondersi tanti motivi. “La paura di distruggere la propria famiglia, gli sguardi della gente, le difficoltà di mantenersi da sola. E soprattutto un pensiero che ristagna nella mente della donna: però forse un giorno cambia” osserva Valeria Cavalli.
Secondo i dati Istat il sommerso è elevatissimo e raggiunge circa il 96% delle violenze da un non partner e il 93% di quelle da partner.

Dietro Home Sweet Home non c’è però una storia vera. “Non ce n’era bisogno. Ci sono tante storie. Ho conosciuto alcune vittime, ci siamo affidati a chi quotidianamente dà sostegno e aiuto alle donne che subiscono violenza. E non volevamo portare in scena la storia di una coppia ma rappresentare quanto la violenza sulle donne sia vissuta spesso come normalità. Violenza non solo fisica, ma anche psicologica o verbale. Abbiamo anche fatto un lavoro nelle scuole, per capire che idea ci fosse della violenza anche tra i giovani. Un ragazzo mi ha detto: “No, non sono un violento. Certo, ogni tanto qualche schiaffo alla mia ragazza mi scappa”. Secondo i dati Istat del 2007 (ultimi disponibili riferiti a un'indagine a campione del 2006) in tutto sono 6 milioni e 743 mila le donne tra i 16 e i 70 anni che hanno subito violenza fisica o sessuale nel corso di una vita. In pratica una su tre. Home Sweet Home nasce proprio con l’obiettivo di dire no a questa normalità della violenza. “Molte donne vittime che hanno visto lo spettacolo si sono sentite confortate dal taglio che abbiamo scelto. Perché sfiora ma non mette in scena i lividi. So che c’è gente che è uscita, che è stata male. Ma so soprattutto che c’è gente che ha trovato la forza di chiedere aiuto” conclude la regista.

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