Marilyn, una diva a fumetti

Marilyn Monroe
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Inchieste, omaggi, rievocazioni: sono numerose le tavole dedicate a uno dei miti americani del '900. Lo racconta una nuova biografia edita da BookTime. Leggine un estratto

di Giuseppe Colagelo e Francesca Porro

Tra il titolo, i crediti e il sottotitolo, la mano di abili disegnatori presenta una Marilyn distesa sul letto e riversa a testa in giù. Il braccio destro abbandonato sfiora con il dorso la superficie del pavimento. Il lenzuolo le lascia appena scoperta la schiena e i capelli biondi. A fianco del talamo un tavolino con la lampada accesa, il telefono, alcuni flaconi di medicinali, lettere e vari fogli di carta.
A terra ci sono la sua agenda personale, delle buste, foglietti sparsi e qualche piccolo oggetto d’arredamento. Sullo sfondo la tenda scostata, l’anta della finestra semiaperta e poi il buio. L’atmosfera è quella tipicamente drammatica dell’illustrazione in bianco e nero dal sapore anni Sessanta.
A prima vista potrebbe sembrare la pagina dello storyboard di un film thriller. Invece è l’inizio di una storia a fumetti che pone scottanti interrogativi sulla morte prematura del sex symbol cinematografico per definizione.
Si tratta del n° 1 di Conspiracy, una graphic novel dedicata alle ipotesi più oscure celate dietro la morte improvvisa della star di Hollywood. A testimonianza dell’universalità del suo personaggio, Marilyn compie un balzo virtuale dal grande schermo al mondo dei fumetti e, mantenendo inalterato quel fascino lascivo da bambola ossigenata caratteristico dei suoi film, si muove con estrema disinvoltura anche nei panni dell’eroina di carta e inchiostro.

Le matite d’importanti disegnatori e l’acume di geniali soggettisti si sbizzarriscono infatti nel raccontare la vita e nel reinventare le avventure della diva capace di fare impazzire il mondo. Inquadrando queste opere in un contesto più ampio potrebbero risultare, se analizzate in modo superficiale, frammenti di secondaria importanza.
Dettagli poco significativi rispetto ai giganteschi clamori suscitati dall’appariscente fenomeno biondo. Ma ogni storia, piccola o grande che sia, ha una propria dignità. E ciò che a uno sguardo distratto appare come una banale quisquiglia, a un occhio più attento fornisce invece la soluzione di un terribile rompicapo.
La vita, i successi e i drammi di Marilyn superano quindi i confini degli ambiti in cui sono maturati, sopravvivono grazie alle immagini partorite da altre discipline artistiche, come il fumetto, in grado di rappresentare con la loro modernità la cultura del XX secolo. Di conseguenza, a fianco di molta letteratura specialistica, anche le tavole disegnate contribuiscono a pieno titolo a divulgare e rendere accessibile a tutti i molteplici risvolti delle vicissitudini di una delle donne simbolo del Novecento.
Spesso, per non dire sempre, quando si pensa ai comics, si corre con la mente ai mitici autori americani come Bob Kane, Bill Finger, Robert Crumb o Frank Miller, ai quali si aggiungono artisti di varie altre nazionalità del calibro di Andrea Pazienza, Hugo Pratt, Héctor Oesterheld, Francisco Solano López, Goscinny e Uderzo, Alan Moore e Tiziano Sclavi. E di rado, o forse quasi mai, si associa la provocante figura di Marilyn Monroe al suo dignitoso alter ego a fumetti.

Solo a partire dal 1990, e per una strana coincidenza, inizia a uscire una serie di tavole incentrata sulla Monroe dal carattere biografico e investigativo. Da Son of Celluloid di Clive Barker del 1983 al già citato Conspiracy di Todd Loren e Marilyn Monroe di Steven Spire, entrambi pubblicati nel 1991. Si passa poi a Monroe & DiMaggio di Alfonso Alfonso del 1992, Marilyn Monroe: Suicide or Murder? di Jay Sanford del 1993 e Tragic Goddess: Marilyn Monroe di Adam Post del 1995.
Di particolare suggestione risulta il lavoro di Barker, editato prima in Gran Bretagna e poi negli Stati Uniti nel 1986. La fervida e truculenta immaginazione dell’autore si spinge ben oltre i confini delle tematiche politically correct, per andare invece a scandagliare l’impervio e quanto mai sconcertante territorio dei tabù. Il plot ruota intorno al tema della malattia, e in particolare del cancro, e ha per protagonisti alcune star della fama di John Wayne e Marilyn Monroe.

Nel 2006, esce inoltre Red Diaries, pubblicato da Image Comics su testo di Gary Reed e con illustrazioni di Chris Jones, Laurence Campbell, Larry Shuput e Ken Meyer Jr. Come si legge nel comunicato stampa della casa editrice del 21 marzo di quell’anno: «... anche se a distanza di quarant’anni dalla scomparsa di John F. Kennedy e Marilyn Monroe, le domande senza risposta e le torbide conclusioni a cui si è giunti hanno affascinato il pubblico in libri, film, conferenze e ora nei fumetti».
Il titolo del volume allude ai famosi diari dell’attrice mai ritrovati, o forse misteriosamente scomparsi appena dopo la morte. Al loro interno sarebbero contenuti i segreti carpiti e annotati da Marilyn durante diverse conversazioni avute insieme a persone influenti, con le quali intratteneva rapporti sentimentali o di amicizia.

Le storie di carta di Marilyn non si esauriscono con questa serie di graphic novel dal gusto amaro. E il mondo dei fumetti, pur caratterizzando alcune protagoniste sul modello di Marilyn, come in My Roman tic Adventures di Ogden Whitney editato negli album di Crime & Romance nel 1954 dall’AGC Comics, non si ferma soltanto ad analizzare i risvolti oscuri che aleggiano intorno alla sua storia, ma sceglie d’inoltrarsi anche lungo i sentieri dell’avventura.
L’estro di alcuni autori, infatti, porta a spasso Marilyn fra i vari generi, facendole incontrare le grandi star del fantasioso universo d’inchiostro. In mezzo ai personaggi più noti dei comics con cui la Venere bionda deve fare i conti, ci sono pure l’icona della cultura popolare americana Dick Tracy, ideata da Chester Gould nel 1931, e il coraggioso antieroe Ken Parker, scaturito dall’immaginazione degli italiani Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo nel 1977.
Nelle avventure di Dick Tracy, per esempio, di un certo interesse risultano le accattivanti battute scambiate tra la diva e il famoso detective durante il loro incontro nel locale dove lei fa la cameriera.
Un’insolita Marilyn stanca delle luci della ribalta e nascosta dietro l’anonimato di un grembiule, non passa però inosservata all’occhio allenato dell’investigatore, il quale ne resta folgorato. Così, nel rievocare quei momenti dice: «Era bellissima... così mi sono seduto e ho ordinato un caffè e una fetta di torta di ciliegie». A ordinazione avvenuta, l’ex stella del cinema risponde alle domande di Tracy, parlando gentilmente e con un fondo di tristezza. Inizia a raccontargli parte della sua lunga e strana storia.

Le macchine da presa, i riflettori dei set, i registi, i colleghi, i film, i giornali e la televisione. Un mondo senza più fascino per una donna ormai disincantata e a dir poco sfinita da tutto quel trambusto. «Almeno qui» sussurra, «servo torte, un paio di panini e un onesto bicchiere di buon caffè caldo.» Due grandi personaggi lontani nella vita reale ma che il destino fa idealmente incontrare più volte, come nei loro ritratti serigrafati da Andy Warhol o nel cinematografico Dick Tracy (1990) diretto da Warren Beatty, in cui il personaggio di Mozzafiato Mahoney/Blank, interpretato da Madonna, ha una palese caratterizzazione ispirata all’intramontabile diva. Essendo Marilyn un’icona da romanzo popolare, costituisce per i fumettisti un ottimo soggetto da sfruttare a tutto tondo e, al tempo stesso, una musa ispiratrice a cui guardare. In Italia non a caso, tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta, quando il giornalista Maurizio Costanzo assume la direzione del quotidiano
«L’Occhio», fra le varie iniziative decide anche di far raccontare con matite e inchiostro la vita della star. Il compito viene affidato a Giancarlo Governi, autore della sceneggiatura, e al disegnatore Guido Buzzelli. L’opera a strisce è poi pubblicata sul n° 11 della «Comic Art» con il titolo Marilyn la vera storia a fumetti. Nel 1999, invece, il torinese Marco D’aponte firma le tavole di un’altra storia intitolata L’ultima giornata di Marilyn Monroe, a cui fa seguito Chi ha ucciso Norma Jeane, lavoro uscito nel 2004 sul n° 68 di «Julia», realizzato da Giancarlo Berardi, Lorenzo Calza e Claudio Piccoli. In quest’ultimo, sugli interrogativi sollevati dalla morte dell’attrice indaga la criminologa Julia Kendall, pronta a tuffarsi nell’intricato labirinto di sospetti per risolvere il mistero.
Tuttavia sono stati lo stesso Berardi, Milazzo e Giorgio Trevisan che, nel supplemento al n° 5 della collana West delle Edizioni L’isola Trovata del 1985, con Un principe per Norma, in un certo qual modo omaggiano la diva assegnandole accanto a Ken Parker addirittura un ruolo shakespeariano.

Lo scenario western della vicenda è quello nei dintorni della cittadina americana di Huntington. Per poter abbandonare di nascosto l’abitato, Ken Parker si unisce a una compagnia di teatranti, ritrovandosi suo malgrado a interpretare sul palco nientemeno che il dubbioso Amleto. Al suo fianco, nelle vesti di Ofelia, recita la sensuale Norma Jeane. Ma lui, uomo in perenne stato di fuga, non può certo distrarsi dinnanzi a tanta bellezza. Ad attenderlo infatti, nascosto tra il pubblico, anche l’agente della National Agency of Investigation che gli sta dando la caccia. Ammirabile la capacità di Milazzo di rievocare il personaggio della Monroe, non solo nei tratti del viso e nelle espressioni, ma nell’imitarne i singoli gesti e le posture del corpo. In un’interessante intervista rilasciata da Giancarlo Berardi al giornalista brasiliano Ricardo de Souza, a proposito di Marilyn dice: «... quando pensai alla trama di Un principe per Norma, decisi di offrirle una doppia occasione, anche se tardiva: oltre a vestire i panni di Ofelia, il personaggio drammatico per antonomasia, avrebbe potuto interpretare anche se stessa, rivelando la sua sofferenza per la mancata maternità, la sua fragilità emotiva che la spingeva verso gli uomini, e la sua acuta sensibilità che trovava sfogo nella poesia. È stato un omaggio a un’attrice e a una donna che ha lasciato un segno profondo dentro di me.»
© 2012 BookTime - Milano

Tratto da Giusppe Colangelo e Francesca Porro, Io...Marilyn, BookTime, pp. 188, euro 16.

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