Vasco alla Scala: un viaggio danzato nell’universo femminile

Nella foto Stefania Ballone in L'altra metà del cielo, lo spettacolo sulle canzoni di Vasco Rossi andato in scena al Teatro alla Scala. Foto: Brescia-Amisano
1' di lettura

Albachiara, Silvia, Susanna. Sono le tre protagoniste di L’altra metà del cielo, il balletto andato in scena al Piermarini. Tre donne diverse che si svelano attraverso le celebri canzoni della star in uno spettacolo in cui la danza sposa il rock

Guarda anche:
Vasco alla Scala: VIDEO - FOTO DI SCENA - FOTO DEL BACKSTAGE

di Chiara Ribichini

Due linguaggi lontani. Lontanissimi. Il rock cantautorale di Vasco Rossi, carico di vita, fuori dalle regole, capace di gridare la complessità e le sfaccettature dell’animo umano contemporaneo. E la danza classica più pura, sinonimo di bellezza, estetica, perfezione, dove le storie sono spesso favole o tragedie e le emozioni sono raccontate solo attraverso il movimento del corpo costretto in principi ferrei. In pochi, soprattutto tra gli addetti ai lavori, avrebbero scommesso su L’altra metà del cielo, il balletto sulle canzoni di Vasco andato in scena al Teatro alla Scala di Milano. Eppure quella che a prima vista poteva sembrare un’operazione commerciale si è rivelato un esperimento perfettamente riuscito. Con il pregio, forse, anche di aver portato al Piermarini un pubblico nuovo, abituato al prato degli stadi più che al velluto rosso delle poltrone. Merito delle canzoni riscritte ad hoc, con l’inserimento di archi e parti orchestrali che meglio si prestano ad essere danzate, ma soprattutto della coreografia di Martha Clarke che non prende il sopravvento e si fonde perfettamente con una voce, quella di Vasco, già piena di storie e di emozioni.

L’altra metà del cielo è un viaggio nell’universo femminile. Nella storia di tre donne, Albachiara, Silvia e Susanna, completamente diverse rappresentate in quattro momenti della loro vita (l’adolescenza, la maturità, la crescita e l’abbandono) che segnano il loro carattere e il loro destino. A fare da filo conduttore tredici canzoni di Vasco. Albachiara è una ragazza romantica e ingenua che sogna il principe azzurro ma che si scopre un’Anima fragile dopo la prima delusione d’amore. Con la maturità riesce a superare la prima delusione e torna un’Incredibile romantica, nella convinzione che il prossimo “lui” sarà quello giusto. Non sarà così e, ormai donna, si rifugerà nella solitudine e nella follia sulle note di Jenny è pazza. Silvia è allegra e curiosa, brava a giocare con i sentimenti dei ragazzi. Con l’età adulta trova i grandi dubbi e sceglie di tornare insieme al suo primo ragazzo (Brava Giulia). Con lui costruirà una famiglia e, sulle note di Laura, darà alla luce un figlio. Susanna è invece maliziosa, ama la discoteca e farsi notare dagli altri. Scopre il sesso (Gabri) e, quando diventa adulta, trascorre le giornate a provocare gli uomini (Delusa). Si ritroverà, sulla canzone Sally, il momento coreograficamente meglio riuscito, a fare un bilancio della sua vita: è sola ma si sente libera.

“Voglio trovare, un senso a questa vita, anche se questa vita, un senso non ce l’ha”. Si chiude così, con la canzone Un senso, il lungo viaggio nella vita delle tre protagoniste che ora vagano come ombre sul palco. La coreografa e regista Martha Clarke riesce, attraverso il movimento, a portare sul palco la quotidianità della vita raccontata dalle canzoni di Vasco. Contamina i passi con i gesti di tutti i giorni, in una sorta di teatro danza che non stravolge però la natura classica e accademica dei ballerini della Scala. E, là dove il testo della canzone si fa più incisivo, i corpi dei danzatori non invadono le parole ma aggiungono solo una sfumatura in più. Il risultato è un racconto per immagini, abilmente sviluppato dai danzatori della Scala ed in particolare dalle tre protagoniste (nelle repliche si sono alternate Sabrina Brazzo, Petra Conti, Beatrice Carbone, Emanuela Montanari, Stefania Ballone e Serena Sarnataro), che si snoda all’interno di scene e giochi di luce che ricostruiscono ambienti familiari o evocano ossessioni. E che lasciano allo spettatore una voglia di emozione e di riflessione.

Leggi tutto