Dal pop al rap, quando la rivoluzione finisce in musica

Le Me N Ma Girls (foto dal loro profilo Facebook)
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Dalla prima boyband femminile in Birmania al rap di protesta in Russia, passando per strofe d’accusa e chitarre acustiche nei paesi della Primavera araba: ecco i gruppi che mettono in musica la rabbia contro i regimi. VIDEO E FOTO

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di Greta Sclaunich


Giovani, carine e scatenate: le loro canzoni sono un mix di suoni tradizionali e pop all’occidentale. Le Me N Ma Girls, prima boyband al femminile della Birmania, rappresentano l’altra faccia del cambiamento. L’ammorbidimento del regime militare di Myanmar, che dopo anni di arresti ha recentemente aperto uno spiraglio verso il governo per l’ex Nobel per la pace e leader dell’opposizione Aung San Suu Kyi, passa anche attraverso le canzoni e i balletti di Cha Cha, Htike2, Ah Moon, Wai Hnin Khine, Kimmi. Cinque ragazze, poco più che ventenni, che dal loro profilo su Facebook dichiarono di credere nella "sorellanza", nella fedeltà, nell'amore per gli altri malgrado le loro differeze. E si professano fan di Shakira, Britney Spears e Lady Gaga. Ma anche dei birmani Dhamma Phunk, dj, e Lay Phyu, rocker.
Le loro giornate riflettono le contraddizioni del regime dove vivono: se in scena possono permettersi vestiti all’occidentale e mossette sensuali, poi devono tornare a casa entro le 22 e in strada girano più che coperte, nascondendo i vestitini sexy e colorati sotto abiti più morigerati. Cantano i primi batticuori e le delusioni in amore, ma in Birmania pochi giovani lasciano il tetto familiare prima del matrimonio.
In un’intervista al New York Times, si descrivono infatti come ragazze che vogliono vivere liberamente ma devono fare i conti con l’arretratezza e i pregiudizi di un Paese chiuso come il loro. Ma intanto, le loro canzoni piacciono: creato nel 2010 dal ballerino australiano Nicole May (che ha pubblicato un annuncio sulla stampa ed esaminato 120 candidate), il gruppo ha lanciato in dicembre il suo primo album. Ecco una delle canzoni già diffuse sul web:

Se il vento del cambiamento in Birmania viaggia sulle note del pop al femminile, nella Russia che manifesta contro il premier Putin la protesta si urla con il rap. Duro, arrabbiato, diretto: come quello del rapper Noize MC, al secolo Ivan Alexeyev. Ha “solo” 26 anni ma è da sempre schierato contro il sistema di potere – in passato si è scagliato contro gli abusi del colosso petrolifero Lukoil e ha criticato la violenza delle forze dell’ordine (motivo per il quale è stato condannato a dieci giorni di prigione nell’agosto 2010). E ora è sceso in piazza insieme a migliaia di altri russi per denunciare i brogli nelle ultime elezioni. Proprio per invitare i suoi connazionali a non arrendersi, poco prima di Natale ha lanciato su YouTube una nuova canzone, “Capodanno senza Putin”: il suo personale augurio per l’anno nuovo, che vedrà il premier candidato alle presidenziali di marzo. Il video riprende alcuni momenti delle proteste del mese scorso, mentre nel testo il rapper si scaglia sia contro Putin che contro la sua "banda" (non risparmiando nemmeno l'attuale presidente Dimitri Medvedev) con epiteti piuttosto forti.




Genere musicale di protesta per definizione, il rap ha scandito anche la rivolta dell’anno scorso in Tunisia. Giusto un anno fa, l'allora presidente tunisino  Ben Alì fuggiva dal suo paeese dopo settimane di manifestazioni e proteste. Il rapper tunisino El General (22 anni, al secolo Hamada Ben Amor) con le sue canzoni ha cavalcato l'onda della rivoluzione contro l'ex presidente. Prima con “Tounes Bladna” (La Tunisia è il nostro paese), poi con “Rais le Bled” (Presidente, il tuo paese) ha fatto il pieno di click su YouTube e Facebook. E l'arresto, nel gennaio scorso, non ha fatto che aumentare la sua popolarità.
Ma c'è anche chi si ispira agli anni '60 e '70: è il caso del ventitreenne egiziano Ramy Essam, che con la sua chitarra acustica ha composto "Irhal" - immediato record di visite su YouTube per la canzone, diventata una sorta di inno ufficioso delle proteste di piazza Tahrir.

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