Cinema, nel 2012 chi saranno gli italiani da Festival?

Gabriele Salvatores sta preparando in questi mesi il film "Educazione siberiana"
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Berlino, Venezia, Roma, Locarno: i registi nostrani si preparano ad affrontare al meglio le prossime rassegne internazionali. Da Garrone a Salvatores, passando per Giordana e Soldini, non è detto che non possa arrivare qualche sorpresa. LE INDISCREZIONI

Troverà carbone o doni sotto l'albero e nella calza della befana il cinema italiano che si prepara alle grandi manovre per il 2012?
Dal punto di vista dell'industria e della reattività alla crisi (che si traduce in posti di lavoro, rilancio del settore e felicità per i produttori) conteranno prima di tutto gli incassi; ma da quello dell'immagine complessiva del nostro cinema, saranno proprio i festival (per la gioia degli autori in primis) a fare la differenza e a stabilire le gerarchie.
L'attuale terremoto delle poltrone, un nuovo direttore alla Mostra di Venezia e possibili modifiche d'assetto al festival di Roma, stimolano la fantasia e accarezzano le ambizioni, senza contare che le prime vetrine d'eccellenza, da Berlino a Cannes, saranno internazionali e costringeranno dunque i nostri cineasti al confronto serrato con i colleghi stranieri.

Il primo appuntamento è a Berlino - Per Berlino i giochi sono probabilmente già fatti (buona parte della selezione è già compiuta) e promette poco di buono per i colori nazionali: la maggior parte delle produzioni più attese sta ancora in sala di montaggio e storicamente non si fanno le corse per una vetrina che aiuta poco nella battaglia di primavera al botteghino autarchico.
Potrebbe forse scegliere Berlino uno dei titoli più attesi, 'Diaz' di Daniele Vicari, ma è più probabile che il produttore Domenico Procacci tenda l'orecchio alle sirene di Cannes, dove verosimilmente combatterà contro rivali quotati come Bernardo Bertolucci ('Io e te') e Marco Tullio Giordana ('Romanzo di una strage'). Per quella data saranno sicuramente pronti però anche Silvio Soldini (con la tragicommedia 'Il comandante e la cicogna') e Michele Placido ('Lo spione') cui farebbe gioco anche la matrice francofona (è un omaggio ai capolavori di Jean-Pierre Melville e vanta capitali francesi).

Garrone e Salvatores a Venezia? - Su cosa possono dunque puntare la Mostra di Venezia e, in seconda battuta, il Festival di Roma?
Il sogno sarebbe certamente avere già pronto un nuovo Bellocchio (ma il suo 'La bella addormentata' sul caso Englaro è ancora in preparazione), un Virzì tra commedia e realismo (ma anche 'Tutti i santi giorni' non ha battuto ancora il primo ciak), magari un ritorno dei fratelli Taviani (ma qui le voci sono contraddittorie).
Più concrete le ambizioni se si parla di Ferzan Ozpetek ('Magnifica presenza' con Elio Germano è già in fase avanzata), Sergio Castellitto ('Venuto al mondo' con Penelope Cruz), Giuseppe Piccioni ('Il rosso e il blu' con la coppia Riccardo Scamarcio-Margherita Buy), Pappi Corsicato ('Il volto di un'altra' con Laura Chiatti).
Due autori saranno certamente al centro di una serrata competizione: Matteo Garrone (ma 'Big House' potrebbe essere già pronto per Cannes che certamente lo vuole) e Gabriele Salvatores che con 'Educazione siberiana' potrebbe finalmente giocare da protagonista la carta veneziana anche avvalendosi di una sicura star come John Malkovich nel ruolo del protagonista.

Da Ciprì a Marrazzi, tutti gli outsider - In una chiave di ricerca e di valorizzazione dei talenti ci sono poi alcuni giovani autori 'da festival' su cui vale la pena di scommettere: Daniele Ciprì che fa coppia con Toni Servillo in 'E' stato il figlio' per esempio; oppure la nuova opera di Paolo Franchi (un pupillo di Marco Muller) dal suggestivo titolo 'E la chiamano estate', Susanna Nicchiarelli che torna con 'La scoperta dell'alba', Davide Marengo con 'Breve storia di lunghi tradimenti' che affianca Michele Riondino e Carolina Crescentini.
Ma le due autentiche sorprese possono essere rappresentate da due veri outsider: Alina Marrazzi con 'Baby Blues' che vanta nel cast un'inattesa Charlotte Rampling (c'è da scommettere che, trattandosi di una coproduzione con la Svizzera, il Festival di Locarno giocherà le sue carte) e Davide Manuli con 'La leggenda di Kaspar Hauser', uno smagliante bianco e nero interpretato da Vincent Gallo che potrebbe far felici i cinefili stranieri ancor prima di quelli italiani.

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