Hollywood, quando le labbra finiscono sulla pellicola

1' di lettura

Dal primo "bocca a bocca" ripreso nel 1896 dalla Edison ai divieti di "abbracci libidinosi, posizioni e gesti provocanti" del Codice Hays, in vigore fino al 1968. In un saggio Cortina Sheril Kirshenbaum racconta la storia di un gesto (quasi) universale

Guarda anche:
Baci appassionanti: tutte le immagini

di Sheril Kirshenbaum


Come si è diffuso il bacio bocca a bocca? Al di là dei ripetuti arrivi di navi europee a nuovi lidi, erano in gioco anche molti altri fattori – anzi, forse sono stati altrettanto importanti i prodotti della cultura europea.
Nei drammi di Shakespeare, o nei romanzi di Dickens, il bacio è una cosa che la società si aspetta, anzi sembra che si bacino tutti; per noi il bacio è un retaggio celebrato da arte e letteratura, e che ha continuato a crescere nel tempo.
Nella cultura occidentale molti degli eroi e delle eroine più famosi passano il tempo ad aspettare un bacio speciale, anzi è l’attesa a far andare avanti la storia, e spesso il bacio ha un ruolo da protagonista, è il lieto fine che i bambini imparano ad aspettarsi nelle favole, da Biancaneve al Principe ranocchio. Senza baci, che ne sarebbe delle nostre fiabe più famose?

Con l’avvento della possibilità di raccontare una storia visivamente, cioè con il cinema, il bacio ha cominciato a vivere di vita propria.
Il primo “bocca a bocca” sullo schermo fu ripreso nel 1896 dalla Edison e diffuso con il titolo Il bacio fra May Irwin e John C. Rice. Il film durava meno di trenta secondi e mostrava un uomo e una donna che prima un po’ parlavano un po’ si baciavano e poi si baciavano e basta. Erano vestiti eleganti e Rice aveva bei baffoni. Il loro sembra quasi un bacio pro forma in confronto a quelli passionali della Hollywood di oggi, ma all’epoca la gente rimase sconvolta. Una recensione (dell’editore Herbert S. Stone) cominciava così: “Lo spettacolo del prolungato mangiucchiare l’uno le labbra dell’altra era difficile da sopportare […]. Per cose del genere ci vorrebbe l’intervento della polizia”. Ma non ci fu verso di reprimere i baci – soprattutto a Hollywood. Ben presto gli schermi pullularono di baci, e non solo fra uomo e donna. Un Don Giovanni del 1926 stabilì un nuovo record – 191 baci dati da John Barrymore a diverse compagne, fra cui Mary Astor e Estelle Taylor.
L’anno dopo Wings [Ali] mostrò il primo bacio sulle labbra fra maschio e maschio (era un soldato a baciare il compagno morente). Nel 1941 arrivò quello che – si dice – era il bacio più lungo visto sugli schermi fino ad allora, tre minuti e cinque secondi (fra Jane Wyman e Regis Toomey in You’re in the Army Now [Adesso sei sotto le armi]).

Si dice, invece, che il primo bacio con la lingua sia stato quello fra Natalie Wood e Warren Beatty in Splendore nell’erba], del 1961.
Poi nel 1963 Andy Warhol fece Kiss, in 16 mm., che durava 54 minuti e mostrava solo dei baci fra diverse coppie, lunghi circa tre minuti e mezzo l’uno, quindi più di quello fra la Wyman e Toomey, e il sesso di alcuni dei baciatori era ambiguo. Ma il record di Warhol è stato battuto nel 2010, quando Tina Fey e Steve Carell si sono baciati per cinque minuti durante i titoli di coda di Notte folle a Manhattan. Ma forse la cosa più straordinaria è che quasi tutti questi baci risalgono ai tempi del Motion Picture Production Code [Codice della produzione cinematografica], meglio conosciuto come Codice Hays, molto moralistico, che rimase in vigore dal 1930 al 1968.

Il codice stabiliva che “non si devono mostrare baci eccessivi e libidinosi, abbracci libidinosi, posizioni e gesti provocanti”, perché le scene di passione possono “stimolare l’elemento più basso e meschino”.
Queste cose non erano ammesse, a meno di risultare essenziali per la trama, e di conseguenza il bacio di una coppia culminava spesso con immagini che dovevano suggerire quello che veniva dopo – fiamme ardenti, oppure campane nuziali. Tuttavia i baci del cinema sopravvissero abbastanza facilmente al codice Hays, e oggi sono una colonna degli spettacoli di Hollywood.

È anche vero, però, che le resistenze non sono mancate: nel 1985, cioè in un momento in cui la paura dell’aids era in piena ascesa, la Screen Actors Guild spedì ad agenti e produttori settemila copie di una lettera in cui si diceva che se il copione di un film prevedeva dei baci bocca a bocca, gli attori dovevano essere avvertiti per iscritto.
Scene del genere erano “un possibile rischio per la salute degli attori, data la mancanza di un’opinione medica chiara e coerente su come o in qual modo si comunica la malattia”. Ma non si può comunque dubitare che, grazie alla nostra produzione culturale, che tappezza il Globo, noi abbiamo fatto molto per insegnare al resto del mondo il nostro particolare modo di metterci bocca a bocca. Tuttavia Hollywood non può sempre vincere. Oggi alle diverse longitudini e latitudini l’accettabile e l’appropriato (e ciò che non lo è) variano ampiamente, a proposito del bacio.
© 2011 Sheril Kirshenbaum This edition published by arrangement with Grand Central Publishing, New York, New York, usa.© 2011 Raffaello Cortina Editore

Tratto da
Sheril Kirshenbaum, La scienza del bacio, Rafafele Cortina editore, pp.180, euro 18.

Sheril Kirshenbaum, biologa e giornalista scientifica, insegna presso l’Università del Texas a Austin.

Leggi tutto