Addio a Zanzotto, il poeta delle angosce e delle ossessioni

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Aveva 90 anni. Fu scoperto da Ungaretti, Quasimodo e Montale. Con la sua opera, voleva "attraversare quest'epoca rotta e maledetta". E' stato tra i pochi autori a vedere raccolta in vita la propria produzione poetica nei Meridiani Mondadori. VIDEO

Aveva appena festeggiato i 90 anni con gli auguri del presidente Giorgio Napolitano, Andrea Zanzotto, uno degli ultimi grandi poeti del secondo Novecento, di cui 'noto' per primo i versi Giuseppe Ungaretti e che Federico Fellini chiamò per il suo Casanova.
Morto oggi, martedì 18 ottobre, all'ospedale di Conegliano, nel suo Veneto che non ha mai abbandonato e per il quale non voleva la secessione, Zanzotto era nato a Pieve di Soligo, in provincia di Treviso, il 10 ottobre del 1921.
Da sempre impegnato in difesa dell'ambiente, ha trovato nei boschi, nei cieli, nel paesaggio della campagna veneta la sua ispirazione fin dall'infanzia, quando bambino andava con il padre pittore, antifascista, a contemplare il paesaggio che poi ritrovava a casa, nei suoi quadri.
E proprio versi dedicati al padre ha voluto leggere il giorno del suo compleanno in cui è rimasto "toccato" dalle parole dell"'amico" Napolitano che ha ricordato i "comuni trascorsi studenteschi a Padova negli anni della guerra e dell'antifascismo".

"La ringrazio - ha scritto il Capo dello Stato nella lettera per Zanzotto ora raccolta nel volume 'Nessun consuntivo (Ed. Antiga) - per questa severità appassionata dei suoi messaggi, per l'amore che rivolge alla natura ferita così come alla gente del suo Veneto". "Dal paesaggio - aveva più volte detto Zanzotto - ricevevo una forza di bellezza e tranquillità. Ecco perché la distruzione del paesaggio è stata per me un lutto terribile".
Così come è stata una grande sofferenza veder crescere l'anima leghista. Recentemente il poeta non aveva risparmiato parole dure al Carroccio dicendo di provare "repulsione" ogni volta che sentiva la Lega parlare dell'Unità d'Italia. E il giorno del suo novantesimo compleanno, festeggiato al Caffé Pedrocchi di Padova, con Zanzotto collegato in video-conferenza perché ormai non usciva più di casa, non è mancata la protesta di Roberto Marcato, vice presidente della Provincia di Padova, per non essere stato invitato al tavolo dei relatori "perché appartengo a un partito che parla di secessione".

A Padova, la città in cui si era laureato in Lettere nel 1942 con fra gli insegnanti Diego Valeri, e di cui aveva la cittadinanza onoraria, Zanzotto era molto legato. Ma, il poeta del paesaggio e delle angosce e ossessioni del nostro tempo, aveva più volte spiegato di scrivere versi "per attraversare quest'epoca rotta e maledetta".
E a novant'anni aveva comunque parole di speranza per i giovani: "C'è sempre una possibilità positiva. Come la scoperta scientifica dei neutrini".
Più del suo compleanno, aveva detto all'Ansa, "mi interessa la scoperta dei neutrini che superano la velocità della luce. E' una specie di miracolo che mi attira e vorrei approfondire, per quanto possibile".

Autore prolifico di raccolte in versi ma anche di testi in prosa come 'Sull'Altopiano', Zanzotto ha usato il dialetto in un quarto della sua opera. Nel 1951 uscì la sua prima raccolta 'Dietro il paesaggio' con cui vinse il Premio San Babila per gli inediti che aveva in giuria Giuseppe Ungaretti, Eugenio Montale, Salvatore Quasimodo, Leonardo Sinisgalli e Vittorio Sereni.
Ma è nel 1968 che venne pubblicata la sua raccolta, tuttora considerata la fondamentale della sua opera, 'La belta", presentata a Roma da Pier Paolo Pasolini, a Milano da Franco Fortini e recensita sul Corriere della sera da Eugenio Montale.
Poeta di ispirazione neoclassica, lontano da 'I Novissimi' Nanni Balestrini, Elio Pagliarani, Edoardo Sanguineti, Alfredo Giuliani e Antonio Porta, Zanzotto ha raccontato il silenzio della natura e la violenza della storia in tutti i suoi versi raccolti da Mondadori per i suoi novant'anni in 'Tutte le poesie' (Oscar) - da 'Dietro il paesaggio' al recenti 'Meteo' e 'Conglomerati' - con introduzione di Stefano Dal Bianco, tra i massimi esegeti del poeta, autore fra l'altro di libri come 'Elegia ed altri versi' e 'Fosfeni'.
Nel '99 era uscito il Meridiano 'Poesie e Prose'. La collaborazione dal 1976 con Fellini e con la moglie Giulietta Masina, che è stata madrina del Premio Comisso di Treviso, è ben documentato nel libro 'Il cinema brucia e illumina', a cura di Luciano De Giusti, appena uscito per Marsilio che comprende una lettera inedita di Fellini e una preziosa conversazione sul cinema di Zanzotto.

Guarda una delle ultime interviste rilasciate da Zanzotto:

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