Locarno si inchina a Gerard Depardieu

L'attore Gerard Depardieu a Locarno
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Il festival svizzero dedica un ampio omaggio all'attore francese. Che parla dell'Italia e scherza: "Amo molto il vostro paese, ma per colpa di George Clooney ora costa tutto tre volte tanto"

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L'Italia? "Un paese di tutta arte, da Dante a Roberto Benigni"; i suoi maestri? "Maurice Pialat e Margherite Duras": è un Gerard Depardieu mattatore, solare ironico quello ha preso parte al Forum del Festival del cinema di Locarno per un tributo al regista Pialat, scomparso nel 2003, con a fianco la vedova Sylvie oggi produttrice. E che non ha rinunciato ad una battuta nei confronti di George Clooney: "il suo 'Call me George', ha fatto triplicare i prezzi in Italia". L'attore francese, amatissimo, è la grande star della rassegna: è stato assediato di più perfino di Harrison Ford e Daniel Craig con le ragazzine adoranti sedute a terra, perché le sedie era tutte occupate, a darsi l'ultimo colpo di trucco. E poi, alla fine del dibattito, i fan a circondarlo per un autografo dopo le emozionate, con tanto di rossore in viso, domande del pubblico femminile.

E lui non se la è 'tirata' per nulla. Capelli lunghi all'indietro, a sostituire il codino con cui ha salutato ieri sera gli spettatori in Piazza Grande con a sorpresa anche Isabelle Huppert, giacca a righine azzurre e bianche stazzonata e fuori misura su un pantalone a straccio beige e scarpe improponibili, Depardieu è stato il mattatore dell'incontro non lasciando mai il microfono e strappando spesso risate. Il cibo, la sua staffa ormai considerevole, i suoi ricordi: Gerard non si è negato su niente e molto ha scherzato, come ormai gli accade, sull'alimentazione anche perché è  noto che è un produttore di vino e che gli piace, a dir poco, la buona tavola.

"Vengo spesso in Italia - racconta - , mi piace molto il valore che lì rappresenta la famiglia con cui ho ritrovato me stesso, il cibo, c'è il rispetto per la natura perché è un Paese di tutta arte da Dante a Roberto Benigni. Purtroppo a causa di Clooney hanno aumentato tutti i prezzi: ora gli alberghi costano tre volte tanto e anche i ristoranti. Non poteva restare a casa sua invece che andare sul lago di Como?". "Chi è Depardieu? Non so chi sono: ho molto sofferto - spiega -  perché sono stato cacciato dalla Chiesa e dalla scuola, ma solo più avanti ho capito che ho avuto fortuna perché ero libero di fare la vita che ho fatto e che e' stata una grande lezione. Ho anche portato la farina, ho fatto il facchino, per vivere. Per riempire il 'biberon". "Ho apprezzato e ho vissuto con due grandi generazioni di registi e attori - dice - da Jean Gabin e Michel Simon alla Nouvelle Vague e Francois Truffaut. Maurice Pialat e Margherite Duras sono stati i miei maestri, solo i genitori capiscono il linguaggio dei loro figli".

"Pialat era un poeta del cinema - sottolinea Depardieu - mentre io allora ero abbastanza scemo e non prendevo molto sul serio questo mestiere. Lui aveva la pazienza del vero creatore, io venivo dalla strada, anche se non ero un teppistello. Ci siamo trovati e ci siamo capiti. Mi ricordo che temeva di essere traditi artisticamente da tuuti, per esempio da Sophie Marceu. In 'Sous le soleil de Satan' mi ha scelto per il ruolo del prete che doveva essere una persona malata. Oltre a questo film Locarno ha messo in cartellone anche 'Le Garu', 'Loulou' e 'Police' pellicole simbolo della lunga  collaborazione fra Pialat e Depardieu.

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