Roberta Torre e i baci mai dati

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Esce nelle sale venerdì 29 aprile l'unico film italiano selezionato per il Sundance Film Festival di Robert Redford. Una storia ambientata a Catania, di finti miracoli che diventano veri. IL TRAILER

Attenti a giocare ai miracoli. Potrebbero avverarsi. E' questa l'idea attorno alla quale gira I baci mai dati, il film di Roberta Torre in uscita nelle sale venerdì 29 aprile. La storia, una specie di favola metropolitana in salsa almodovariana, racconta di Manuela, una ragazzina di tredici anni alle prese con i problemi di tutte le sue coetanee: i rapporti con i genitori, le prime cotte, i litigi con la sorella. Per gioco e per ribellione a un certo punto inventa di essere in grado di fare miracoli. Il problema è che la gente inizia a crederle e davanti a casa sua si forma una fila di questuanti che chiedono "la grazia". E mentre sua madre inizia a intravedere la possibilità di costruirci sopra un commercio, Manuela si spaventa e vorrebbe smettere di fare la santa, ma non è più così facile. Anche perché a un certo punto un miracolo accade davvero.

Milanese di nascita, ma meridionale d'adozione, Roberta Torre è una delle prime autrici di quella corrente che, da Matteo Garrone fino a Emanuele Crialese, ha deciso, con alterne fortune, di cercare una rinascita del cinema italiano nel Sud del paese. Nel 1997 ha fatto scoprire tutto il potenziale dell'estetica popolare meridionale con il suo Tano da Morire, un musical ambientato nei bassi napoletani, capace di trasformare Nino D'Angelo da protagonista dei musicarielli a icona del cinema d'autore. In seguito la Torre si è confrontata anche con generi più tradizionali come il melodramma (Angela nel 2002) e il noir (Mare nero, con Luigi Lo Cascio nel 2006). I baci mai dati è stato l'unico film italiano selezionato per il Sundance Film Festival, la kermesse organizzata da Robert Redford che si svolge ogni anno a Park City.

I baci mai dati
è stato girato (ed è ambientato) a Librino, un quartiere “modello”, periferico e degradato di Catania. Costruito negli anni '60 come città satelitte , una sorta di New Town su un progetto dell'architetto giapponese Kenzo Tanghe, ha poi disatteso le aspettative progettuali diventando una delle tante periferie del sud degradate.

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