Dalla bambola all'androide: la Coppelia di Victor Ullate

Una foto dello spettacolo Coppelia. Foto: Jessu Vallinas
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Per la prima volta in Italia la nuova versione di uno dei famosi balletti classici dell’Ottocento, firmata dalla celebre compagnia spagnola. E tra flash fotografici, magnati della moda e donne delle pulizie prende vita un robot

di Chiara Ribichini

Non ci sono bambole ma androidi. La bottega dei giocattoli diventa un laboratorio cibernetico di robotica. La piazza del villaggio un locale fashion con tanto di magnati della moda, ragazzi immagine che ballano sul cubo e flash dei fotografi. E, al posto dei contadini, compaiono donne delle pulizie e camerieri. E' la Coppelia di Victor Ullate, presentata in prima italiana al Teatro Ponchielli di Cremona domenica 17 aprile (in replica al teatro Giovanni di Udine il 19 aprile e al Teatro Comunale Giuseppe Verdi di Padova il 20). Una rilettura in chiave moderna di uno dei più celebri balletti classici dell'Ottocento, che ancora oggi continua ad essere rappresentato nella sua versione più tradizionale.

Nella versione messa in scena dal Ballet Victor Ullate Comunidad de Madrid, della bambola meccanica protagonista del balletto creato nel 1870 da Arthur Saint Leon resta ben poco. La storia è stravolta. Rimangono solo alcuni idee: l’uomo (Franz) che si innamora di un robot (Coppelia); il personaggio del dottor Coppelius, che però non fabbrica giocattoli meccanici ma intelligenze artificiali, e l’automa che non è più una bambola ma un androide. Un androide dalle sembianze e dai comportamenti femminili che, alla fine, sfuggirà di mano al suo stesso inventore per diventare un essere umano a tutti gli effetti. Una scena che potrebbe evocare il Frankestein di Mary Shelley. Ma Coppelia non è “un mostro”, tutt'altro. Ha l’aspetto e i modi di una vera donna. E’ una sorta di clonazione perfettamente riuscita. In questo scenario cibernetico, unico punto di contatto con il balletto del 1870 resta la partitura musicale di Leo Delibes, celebre anche a un pubblico non ballettofilo per alcuni valzer particolarmente usati in noti spot pubblicitari.

Victor Ullate, ex danzatore di punta del balletto del XX Siecle di Maurice Béjart, fondatore della compagnia nata nel 1988 con il supporto del Ministero della cultura spagnolo e oggi riconosciuta come una delle maggiori a livello internazionale (il Ballet Victor Ullate Comunidad de Madrid), affida la coreografia della sua Coppelia a Eduardo Lao. Lao plasma la coreografia sulla nuova storia. Così, della versione originale non c'è più traccia. Né un assolo, né un pas de deux. Il linguaggio coreografico nasce comunque dalla danza accademica, ma si contamina con movimenti contemporanei.

I ballerini di Victor Ullate sono tutti danzatori di matrice classica, con una tecnica che oggi si trova difficilmente anche nei corpi di ballo più istituzionali. Atletici, leggeri ed eleganti gli uomini, gambe e “punte di ferro” le donne. Ma molto diversi fisicamente uno dall’altro, in netta controtendenza rispetto a quanto accade nelle compagnie classiche di oggi, dove si cerca sempre di più di uniformare, di avere artisti molto simili tra loro. A Ullate sembra invece interessare molto più la diversità. Ma c’è un elemento che accomuna tutti i suoi interpreti e sembra davvero essere l’impronta della sua compagnia: quella verve ironica, a tratti al limite del grottesco, che rende lo spettacolo irresistibile.

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