L’Unità d’Italia sulle note di Verdi e in ricordo di Falcone

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Al Regio di Torino si celebra il 150esimo compleanno del nostro Paese con i "Vespri siciliani" in versione moderna. Sulla scena la strage di Capaci “perché il sacrificio dei magistrati è la ragione per cui dobbiamo adorare quella terra” spiega il regista

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Parleranno anche della strage di Capaci i 'Vespri Siciliani' di Verdi che il Teatro Regio di Torino porterà in scena dal 16 marzo (il 18 marzo alla presenza del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano) per celebrare i 150 anni dell'Unità d'Italia.

All'inizio del secondo atto, quando Procida canta "O tu, Palermo, terra adorata" e nel testo si richiamano eroi e gloria di quella terra, apparirà in scena un'auto massacrata da una bomba mafiosa. Questo "perché il sacrificio dei magistrati impegnati nella lotta alla mafia mi sembra la ragione per la quale dobbiamo adorare quella terra" spiega il regista Davide Livermore. Poi, in difesa dell’arte e alla luce dei tagli di cui il mondo della cultura è “vittima”, sottolinea: “Il Teatro Stabile e il Teatro Regio fanno quasi il doppio degli abbonati del Toro e della Juventus”

Insomma sarà un'opera più che mai attualizzata ma nel più rigoroso rispetto della parte musicale, come impone l'impegno filologico del direttore Gianandrea Noseda. "D'altronde Verdi l'ambientò nel 1200, in Sicilia, ma voleva in realtà parlare delle Cinque Giornate di Milano e dare uno scossone all'orgoglio di tutti gli italiani. Così oggi Verdi parla alla nostra contemporaneità". Un modo per Livermore per denunciare la mistificazione della realtà dei media moderni.

I Vespri sono emblematici anche del "risorgimento" del Regio: è infatti il titolo che inaugurò nel 1973, con l'unica regia di Maria Callas, il teatro ricostruito dopo l'incendio. Un modo, anche questo, per fondere l'animo risorgimentale delle celebrazioni che verranno aperte a Torino dal presidente Napolitano e la storia politica, sociale e culturale del capoluogo piemontese. "Una città - ha detto il sovrintendente Walter Vergnano - che crede nei valori costituenti del nostro Paese e della cultura che ne è parte fondante". Pur non aderendo "perché non posso", alla protesta dei lavoratori del teatro contro i tagli al Fus, Vergnano ha detto di condividerne le motivazioni.

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