Santa Fiora, un coro che è favola, amore e anarchia

Simone Cristicchi e il Coro dei Minatori di Santa Fiora
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Da soli, o insieme a Simone Cristicchi raccontano un mondo che non c'è più ma che sarebbe imperdonabile dimenticare. Renzo Verdi, sindaco del borgo toscano oltreché cantore, ci parla dei "suoi" minatori. E di un concerto con due colleghi cileni

di Fabrizio Basso

Aspetta la primavera, il sindaco. Perché le sue colline nel grossetano sono più belle quando il verde acceca come il sole. E poi le corde vocali calde aiutano il Coro nella sua missione. Che è quella di salvare la memoria di tante generazioni. Renzo Verdi è, di Santa Fiora, il sindaco. E del Coro un membro. Simone Cristicchi sarà ospite della gran festa che il Coro dei Minatori di Santa Fiora terrà a Roma, all'Auditorium del Parco della Musica.

Andate fieri di questo Coro.
Di più, è un vanto.

Ma è nel dna della vostra gente cantare?
E' una tradizione antica. Fino agli anni Settanta ogni gruppo di minatori cantava. Per lo più si accorpavano in base alla provenienza. Poi, a partire dagli anni Settanta, si è costituito un gruppo unico di circa 12 persone.

Quando sono state chiuse le miniere?
Nel 1975 ma in realtà non le hanno mai sigillate. Nel senso che esistono parchi minerari e percorsi guidati che le mantengono vive anche se non attive.

Chiuse per crisi?
Fu una scelta economica, il mercurio non funzionava più. Serviva in tempo di guerra e dunque raggiunta la pace si è spenta la necessità di estrarlo.

Il 19 marzo terrete un importante concerto a Roma, all'Auditorium Parco della Musica.
E' una serata davvero speciale. Saliranno sul palco molti ospiti.

Compresi i minatori cileni, rimasti tre mesi intrappolati nelle viscere della miniera?
Quelli ormai sono star. So che recentemente sono stati ospiti in Israele con tutte le loro famiglie. Speriamo di averne ospiti a Roma un paio. Sarebbe una presenza importante.

E' possibile che nel 2010 succedano ancora certi incidenti?
Esistono ancora miniere con un basso livello di tecnologia. Oppure non vengono osservate le regole. Ciò non toglie che la fuga di gas può accadere sempre.

Anche le vostre terre hanno subito tragedie.
Purtroppo sì. Noi abbiamo tenuto molti concerti commemorativi, tra gli altri ricordo quelli di Niccioletta e di Ribolla.

Nel vostro repertorio ci sono molti brani ottocenteschi.
Vero e non abbiamo ancora terminato di scandagliare gli archivi. Soprattutto durante la prima guerra mondiale molti minatori sono stati spediti al fronte a scavare trincee. Lì hanno imparato canti tradizionali e poi li hanno portati con sé a casa e riadattati in toscano.

Come avete conosciuto Cristicchi?
Tramite un amico comune, Antonio Pascuzzo. Una mattina di qualche anno fa ci siamo presentati a casa sua a fare una cantatina. Lui è rimasto sorpreso positivamente e ha voluto che facessimo un concerto a Roma. Ad assistere allo show c'era Cristicchi e così è nata la nostra amicizia.

Siete tutti figli di minatori?
Direi al 90 per cento. Il coro dei minatori si è fermato negli anni Settanta.

La miniera è anche favola?
Certo. Ci sono tante favole o racconti di miniera. Ci sono affabulatori che ti inchiodano alla sedia mentre narrano. Ci sono i novellatori per bambini, che raccontano o inventano fiabe. C'è sempre bisogna di una bella fiaba.

Il sindaco termina qui il suo racconto. E' giornata di prove. E prima di cantare si fa merenda. Un buon bicchiere di Chianti, salumi, formaggi. Ma soprattutto la voglia di raccontare storie, leggende, favole di miniera, amore e anarchia.

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