Da Fabri Fibra a Caparezza, quando Silvio ispira la musica

E' il Capodanno del 2009 e dal palco di piazza del Plebiscito Daniele Silvestri canta un brano dedicato a Berlusconi, con una sagoma sorridente del premier attaccata al microfono
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Carmen Consoli, Daniele Silvestri, Paola Turci. Ma anche Benigni e Venditti. Sono tanti gli artisti che hanno evocato Berlusconi nei loro testi, dove tra ironia e amarezza le “avvenenti signorine” riportano alla mente le notti di Arcore

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di Serenella Mattera

“A Malinconia, tutti nell’angolo, tutti che piangono”. “Politici italiani che ‘perepè qua qua, qua qua perepè’”. “Cercasi badante. Un ottantenne miliardario affascinante, offre a cagne di strada, un’opportunità di vita più agiata”. Tre strofe. Artisti, melodie e ritmi diversi. CapaRezza, Fabri Fibra, Carmen Consoli. Alle prese con tre istantanee impietose dell’Italia di oggi. E allora la scena è occupata da “avvenenti signorine dolci e consenzienti”, “bambole di pezza”, “santi subito e sanguisuga”. Mentre sullo sfondo c'è lui, Silvio Berlusconi. Soltanto evocato, raramente citato. Ma comunque presente, negli anni Duemila, quando la musica incontra la politica.

L’ultima in ordine di tempo è la Cantantessa. Carmen Consoli lancia in questi giorni “AAA cercasi”, il nuovo inedito tratto dalla raccolta di successi uscita a novembre. E il testo parla da solo: “Cercasi avvenente signorina consenziente / Cercasi apprendista / virtuoso onesto imprenditore garantista / offre a donzelle in carriera / un’opportunità di ascesa inaudita”. Nell’Italia descritta dalla cantautrice di Catania, le donne sono ridotte a corpi in vendita (“deceduta il giorno prima, basta che sia bona”) in cambio di una carriera (“ministro degli affari a luci rosse o di cosmetica / il Bel paese premia chi più merita”). E scatta automatico un pensiero a Berlusconi (“un ottantenne miliardario affascinante”) e alle donne delle notti di Arcore.
“Questo pezzo l’ho scritto dopo lo scandalo di ‘papi’ – racconta Consoli in un’intervista a Repubblica - ma in realtà non era dedicato al nostro primo ministro  Mi ero ispirata invece alla storia di un imprenditore che ricattava i politici e organizzava 'cena e coperta', escort, ad Arzignano Veneto. Poi ovviamente – ammette però - ho esteso il senso, anzi si è esteso da solo, automaticamente”. E per gli utenti di Youtube, “AAA cercasi” (vedi montaggio video qui sotto) è già diventata colonna sonora dello scandalo Ruby.



Intanto ha fatto in poco tempo boom di contatti in Rete una canzone di Raffaella Carrà (vedi video in basso). Che racconta “una festa in grande stile / un ambiente signorile”, dove la Carrà incontra senatori, ministri, direttori e un presidente, un “signore affascinante” che è “l’uomo più potente”, ma che viene arrestato "come un delinquente" e “chissà se un domani se la caverà”. Con un testo del genere, il popolo di Internet è andato subito in visibilio: la Carrà contro il Cavaliere? Possibile? In realtà no, non è così. Lo ha svelato l’autore del testo, Gianni Boncompagni, al Riformista: “Il presidente” è stato scritto e cantato dalla Carrà “34 anni fa”. Certo, “sembra fatto apposta, ma non c’è chiaroveggenza”.

E non è la prima volta che un brano spuntato dal passato si ritorce contro Berlusconi. Gli Avion Travel nel 2004 hanno rispolverato “Troppi affari, cavaliere”, una canzone degli anni '50 del Quartetto Cetra che era una caricatura di un imprenditore milanese-brianzolo. “Ogni riferimento al presidente del Consiglio è puramente voluto”, ha dichiarato Peppe Servillo, prima di cantare strofe che si concludevano con l’invocazione: “Getti via la giacca, la cravatta / si dimetta presto per favor cavaliere”.



E poi c’è la rassegna delle canzoni che narrano il corpo del premier più mediatico della storia d’Italia. Il primo, a onor del vero, è stato Roberto Benigni con il brano “Quando penso a Berlusconi”, che era parte dello spettacolo "Tuttobenigni" del ’95. Il ritornello faceva così: “Ma poi penso a Berlusconi / e mi si sgonfiano i coglioni / Mi si sgonfiano le palle / non so più dove cercarle / Il morale mi si sfascia / non mi scappa più la piscia / tutto il corpo mi s’affloscia / ogni cosa mi va giù e non si rizza più”. “C’ho la Berlusconite!”, urlava Benigni in tempi non sospetti, quando di “berlusconismo” non si parlava ancora. E quando lontane da venire erano le parodie di Elio e le storie tese, che raccontano in musica il caso Ruby. Quindici anni dopo lo stesso Benigni, a "Vieni via con me", avrebbe cantato i possedimenti di un premier che definisce "boss, imprenditore, proprietario del partito dell'amore, Cesare, leader mondiale, papi, utilizzator finale".

E' implicito invece il riferimento al Cavaliere che sembra cogliersi nella canzone di Paola Turci “Un bel sorriso in faccia”, del 2002. Così come l’imprenditore di Arcore non viene citato, ma è chiaramente evocato, da Antonello Venditti nel suo “Il Sosia”, del 2003. Una canzone in cui il cantautore romano racconta di un sosia che di diverso dal suo “presidente" ha solo la fede calcistica interista e che al magistrato racconta: “Io dell’affare, ve lo giuro, non so niente / io faccio il sosia, mica il presidente”. E poi c'è Daniele Silvestri, che esegue il suo brano “Che bella faccia”, del 2007, con una sagoma di cartone di Berlusconi attaccata al microfono (“Che bella faccia / e non capisco come non vi piaccia / Che bella tinta / così perfetta che ti pare finta / pure la foto sembra dipinta / Che lui vinca o perda / tanto nella merda non ci finirà”).



Ma tornando ai nostri giorni, è stato tormentone dell'estate 2010 il “perepè qua qua, qua qua perepé” affibbiato ai politici italiani da Fabri Fibra, che nel video della hit “Vip in trip” (vedi sopra) fa fare una parte da protagonista al premier, accanto a un finto Umberto Bossi.

E intanto sembra aumentare il numero delle canzoni che denunciano in versi e musica il disagio dell’Italia, dei giovani in particolare. Anche Roberto Vecchioni, nel brano che ha vinto Sanremo, urla: “Questa maledetta notte dovrà pur finire”.

Ma campione di questa tendenza è un altro rapper, CapaRezza. Nel suo ultimo album, insieme al cantante reggae Alborosie, fa riferimento a Berlusconi in “Legalize the premier” (“Sono un presidente in erba / ma me ne fotto della maria / perché io lotto / per la mia legalizzazione”). Mentre nel 2006 aveva dedicato alla Lega “Inno verdano” (“Io, servitore di uno stato dove chi non è come me viene discriminato / Voglio sbandierare commosso un tricolore senza bianco né rosso / Voglio lodare il deputato esaltato, che vuole l’immigrato umiliato e percosso”). Ma più in generale CapaRezza denuncia un’Italia “senza speranza”, avvolta in una dinamica per cui i cittadini vengono quotidianamente “abusati dalla politica”. Ed ecco allora un brano come “Goodbye Malinconia” (vedi video sotto) che, su sonorità anni ’80, racconta la nuova emigrazione italiana, di chi va via da “Malinconia, terra di santi subito e sanguisuga". "Come ti sei ridotta in questo stato?”, chiede alla sua terra Caparezza.


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