Berlino, trionfa il film del regista iraniano Fahradi

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La giuria ufficiale della 61ma edizione del Festival Internazionale del Cinema presieduta da Isabella Rossellini ha assegnato l'Orso d'oro alla pellicola Nader and Simin, a Separation

Era un premio annunciato, quello andato a Asghar Farhadi e al suo film Nader and Simin, a Separation, ma nessuno al Festival di Berlino poteva immaginare una tale vittoria. Non solo il premio più prestigioso, ma anche l'intero cast femminile (Leila Hatami, Sarina Farhadi e Sareh Bayat) e maschile (Payman Moadi, Shahab Hosseini, Babak Karimi) vincitori dei rispettivi premi di miglior attore e miglior attrice. La cosa bizzarra è che il film meritava davvero la vittoria, al di là del fatto che fosse avvantaggiato dal particolare momento politico che attraversa l'Iran e dalla vicenda di Jafar Panahi, il regista agli arresti domiciliari a Teheran, membro virtuale della giuria di questa 61/a edizione.

Così, tutti scommettevano su una vittoria di Nader and Simin, a Separation, in un'edizione del Festival di qualità abbastanza scarsa. Qualcuno ha detto che ci si è trovati in un "festival locale con un mercato internazionale". La vittoria era stata evocata da una manifestazione di iraniani tenuta venerdì a Berlino e da due bandiere della nazione che campeggiavano oggi sul tappeto rosso.
"Gli iraniani sono un grande popolo e stanno dimostrando anche di essere un popolo paziente" dice il regista Asghar Farhadi appena ricevuto l'Orso d'oro. E poi ricordando anche di Jafar Panahi, commenta: "Penso sempre a lui e spero che prima o poi tutto si risolva per il meglio".

Tra le altre cose da notare in quest'edizione, il fatto che ad incassare l'Orso d'Argento-Gran Premio della giuria, è stato un film difficile del regista ungherese Bel Tarr con il film The Turin Horse: un'opera davvero poco appetibile se non per i cinefili, con il racconto in bianco e nero del destino del cavallo abbracciato dal filosofo Nietzsche nel 1889 a Torino. Quasi nessun dialogo dei due protagonisti, che vivono in una fattoria sperduta battuta dal vento. Bela Tarr, noto per il suo carattere non facile, ha ricevuto il premio in pieno silenzio, evitando di andare sul palco a commentare la vittoria.

A vincere anche un pezzo piccolissimo d'Italia con il premio per la sceneggiatura andato a The forgiveness of blood, del regista Joshua Marston. Un film coprodotto dalla Fandango di Domenico Procacci, che racconta un'Albania inedita, dove convivono modernità e tradizione e si praticano ancora faide che risalgono al Medioevo.

L'Orso d'argento per la migliore regia è invece andato a Ulrich Koehler per il film Sleeping sickness. E' la storia di un medico che ha passato gli ultimi 30 anni in Africa per un programma di ricerca per la cura della malattia del sonno. Ma quando la moglie decide di tornare in Germania e ricongiungersi alla figlia quattordicenne Helen, lui rimarrà in Africa. "Dedico questo film a tutta l'equipe che mi ha assistito in Camerun - dice il regista - e spero anche di farlo vedere li' appena possibile".

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