Berlino, il Festival si scopre tridimensionale

Wim Wenders
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I racconti della notte firmati da Ochelot, l'omaggio postumo di Wim Wenders alla coreografa Pina Bausch, il documentario di Werner Herzog: la rassegna internazionale ha dedicato una giornata intera al 3D. Con risultati inattesi ed esaltanti

Non era mai successo. Mentre molti vedono, a torto o a ragione, già morto il 3D, un festival importante come quello di Berlino (dopo che Cannes aveva aperto la strada) gli dedica un'intera giornata.
E' accaduto domenica 13 febbraio con risultati, tra l'altro, davvero esaltanti.
In mattinata c'è stata infatti la poesia e la favola delle silohuettes di Michel Ocelot (I racconti della notte), in tarda mattinata la forza dei corpi e dell'amore di 'Pina', omaggio postumo di Wim Wenders alla coreografa Pina Bausch e, infine, nel pomeriggio ancora un documentario, Cave of Forgotten Dreams di Werner Herzog, con la ripresa delle grotte di Chauvet-Pont-d'Arc, nella Francia meridionale.

Tutto è iniziato con l'animazione di un maestro come Ocelot con il suo film I racconti della notte, in concorso. Le storie sono semplici come quelle delle favole, ma non per questo meno forti.
Ogni notte, una ragazza, un ragazzo e un vecchio tecnico di laboratorio si trovano in un piccolo cinema che sembra abbandonato. Qui inventano e recitano tutte le storie per un'intera notte magica. Scorrono così, con protagoniste solo ombre cinesi, streghe cattive, fate, re potenti e ingiusti, tamburi magici, lupi mannari e donne bellissime senza pietà.
Le location sono tutte quelle che la fantasia può immaginare. Si va da cattedrali d'oro e capanne poverissime. Subito dopo gli applausi ad Ocelot è arrivato, come un pugno nello stomaco, il bellissimo 'Pina' (fuori competizione) con la danza della Bausch vista dallo sguardo di Wim Wenders.

Nel documentario, pieno di ritmo, forza e poesia compaiono diversi tra i più famosi spettacoli del Tanztheater Wuppertal: Café Muller (1978), Kontakthof (1978), The Rite of Spring (1975), Full Moon (2006).
Per quanto riguarda, infine, Cave of Forgotten Dreams, già passato a Toronto, ritroviamo un regista di culto come Herzog, che racconta in prima persona, le pitture rupestri delle grotte di Chauvet-Pont-d'Arc, nella Francia meridionale.
"Una volta vista la grotta con i tuoi occhi, ti rendi conto che non può che essere filmata in 3D - ha detto Herzog -. Non ho mai usato questa tecnologia nei 58 film che ho girato in precedenza e non intendo utilizzarla in futuro, ma era necessaria per catturare le intenzioni di chi ha realizzato quelle pitture".
E ancora Herzog: "Non credo che si debbano girare commedie romantiche in 3D perché le persone hanno un approccio emotivo a una narrazione che lascia aperte molte possibilità, in questo gli effetti sono di troppo". Un opinione, quest'ultima, che è anche del suo collega Wenders.

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