Ecco mamma Italia: immobile nel suo presente di cenere

La protagonista dello spettacolo Aumma. Foto: Zoe Vincenti
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Protagonista di Aumma, lo spettacolo in scena a Milano, è un'anziana che festeggia 150 anni. Ma non ricorda niente, solo il suo primo amore: Garibaldi. Una storia-metafora di un Paese bloccato. Intervista al regista Gianfelice Facchetti

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di Chiara Ribichini

“Italia è stanca, affaticata. E' arrivata al suo 150esimo compleanno. Ma non ha più ricordi e non ha futuro. E’ bloccata e ferma nel presente”. Così il regista Gianfelice Facchetti descrive la protagonista di Aumma, lo spettacolo della compagnia Facchetti/ De Pascalis scritto in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia in scena al teatro Leonardo da Vinci di Milano dal 15 al 27 febbraio. Un'anziana signora che sprizza ironia, tenerezza, ma getta un’ombra tragica sul nostro Paese del quale indossa metaforicamente le vesti. L'abito di velluto rosso, la gonna ampia di tulle bianco e la fascia verde in vita, Italia è pronta per spegnere le 150 candeline. Per la festa arrivano figli e figliastri, ma la trovano a letto, malata, incapace di ricordare avvenimenti del suo passato, sia recente che lontano.

“Il passato è un luogo in cui mamma Italia si perde per le continue amnesie. Non riesce a ricordare sia perché è appesantita dai troppi eventi che ha vissuto sia perché ha paura. E' un po' come lo Stato italiano che non apre gli archivi per spiegare cosa e soprattutto chi ci sia dietro le stragi di mafia degli anni ’90 - continua il regista - E’ da un lato un’amnesia biologica, dovuta all’Alzheimer, dall’altro un disturbo che ha a che fare con l’inconscio” spiega il regista. Unico frammento di memoria il suo primo amore Giuseppe Garibaldi. “Come regalo di compleanno riceve le ceneri di Peppino, le si accende una luce ma non riesce a ricordare se è morto o è ancora in vita”. Questo mescolarsi di ironia e tragedia è continuo nello spettacolo. “Sono convinto che nella tragedia più grande ci sia la possibilità di aprire uno squarcio di luce, mentre nelle occasioni più festose, come un compleanno, ci possano essere pulsioni distruttive. Ed ecco che la festa di Italia, sotto sotto (da qui il titolo della rappresentazione, dall’espressione Aumma Aumma che indica di nascosto) assomiglia più a un funerale” dice Facchetti.

Se per mamma Italia il passato è un buco nero, il futuro non esiste. “Non se ne parla proprio. L’unica discussione è quella sul suo destino: se staccare o meno la spina”. Lo scorrere del tempo, nello spettacolo, è segnato da una goccia che cade dal tetto. "Non se ne preoccupa nessuno finché la pioggia non riesce ad entrare nella sala da pranzo in tutta la sua veemenza. Ecco, è la classica cosa che avviene nel nostro Paese: i segnali non vengono mai colti finché non diventa tardi per intervenire. Proprio come è accaduto per il terremoto in Abruzzo”. Per Facchetti esistono due Italie: “quella istituzionale e quella della gente, delle famiglie che vanno avanti nonostante tutto. Ho avuto la fortuna di girare il nostro Paese, un po’ con il teatro un po’ con le iniziative legate a mio padre (l’ex giocatore e dirigente neroazzurro Giacinto, ndr) e ho toccato con mano spaccati di realtà molto veri”.

Accanto a Mamma Italia, che nella vita si chiama Fortunata e non è, incredibile a dirsi nel guardarla provare, un'attrice professionista, ci sono i figli e figliastri, “quattro personaggi un po’ maldestri che potrebbero essere collocati nelle commedie di Monicelli” dice Facchetti. Ed ecco il prete che non vuole mai pregare ma pensa solo a mangiare, il figlio che colleziona francobolli e sogna di finire stampato con la sua faccia su uno di questi o il marinaio che soffre il mal di mare. Ma protagonisti dello spettacolo sono anche Paolo Borsellino, il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, Hina Saleem, Alfredino Rampi, caduto in un pozzo a Vermicino nel 1981, Ilaria Alpi, Gabriele Sandri. Tanti volti disegnati per lo spettacolo dai detenuti della casa circondariale del carcere di Monza. “Chiamiamoli martiri civili. Ognuno ha scelto il suo”. In tutto trenta dipinti che saranno esposti in una piccola galleria nel perimetro della platea. “L’idea è che gli spettatori entrino in uno spazio già popolato, già abitato dai tanti protagonisti della storia del nostro Paese”.

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