La "sconfinata giovinezza" di Francesca Neri

Francesca Neri (Credits: Getty Images)
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L'8 ottobre arriva nelle sale il nuovo film diretto da Pupi Avati, interpretato dall’attrice e dedicato al tema dell'Alzheimer. L’intervista a SkyTG24

"Tutti vogliono commedie", dice polemicamente Pupi Avati. E lui che fa? Tira fuori dal cappello "Una sconfinata giovinezza", un film difficile, sull'Alzheimer e sull'amore coniugale che dura nel tempo.
Il lungometraggio sarà nelle sale venerdì 8 ottobre in 200 copie distribuite da 01 ed è stato escluso dal concorso all'ultimo Festival di Venezia. Mette mano sia alla malattia che ai ricordi più intimi di Avati (come, ad esempio, la morte di padre e nonna in un incidente stradale).
Di scena, in "Una sconfinata giovinezza", una coppia felicemente sposata. Ovvero quella composta da Lino Settembre (Fabrizio Bentivoglio), giornalista sportivo de Il Messaggero, e dalla moglie Chicca (Francesca Neri) docente di Filologia Medievale alla Gregoriana.
Unico vero dolore tra loro, quello di non avere figli. Ma per Lino arrivano a un certo punto i primi ancora non chiari disturbi.
Dimentica nomi e cose e tende sempre più spesso a ritornate a un passato lontano, quello della sua infanzia di orfano cresciuto in campagna dagli zii.

Chicca accoglie prima con leggerezza e ironia questi disturbi del marito, poi, una volta confermato il decorso inesorabile della malattia, non riesce a sopportarne la fase violenta che pure gli era stata annunciata dallo stesso neurologo. Alla fine però prevarrà in lei l'infinito amore per il marito che si ritroverà ad assecondare nel processo regressivo, amandolo e coccolandolo come quel figlio che non ha mai avuto.
"Questo film è una grande storia d'amore, la prima che giro dopo tanti film - ci tiene a dire Avati -. Certo c'è la patologia e il rapporto con il tempo. D'altronde, quando si hanno 72 anni si tende a dismettere la nostalgia verso la propria giovinezza e prevale invece la nostalgia verso la propria infanzia, quella dei nove o dieci anni. In questo mio lavoro - sottolinea- c'è poi anche un felice amore coniugale che si può considerare oggi quasi uno scandalo al cinema, ma e' invece una cosa che vivo tutti i giorni con mia moglie, una persona la cui mancanza sarebbe per me insopportabile".

L'esclusione al Lido? "E' un episodio che ho ormai metabolizzato - dice Avati -. C'è ben di peggio di queste cose. Il fatto è che allora rimasi sbigottito. E ci tengo a dire che non sono solito a certi comportamenti. Capisco comunque che questo mio film va controcorrente. Ormai tutti vogliono vedere commedie, film comici e anche oggi la prudenza dal numero delle copie del distributore (200 copie distribuite da 01, Ndr) - dice con un pizzico di polemica- fa vedere la fiducia molto contenuta che si ha verso un certo certo tipo di lavori".
"Questa trasformazione dell'amore coniugale in quello materno è la cosa più bella di questo film", dice invece Francesca Neri. Ma la definizione più bella di Una sconfinata giovinezza viene da Bentivoglio:"è un po' come una favola con Lino e Chicca che si amavano tanto, ma non avevano figli. Finché un giorno Lino decide di tornare bambino per la sua Chicca".

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