Il videoclip si fa interattivo

Il video Dark Bubbles dei Black Moth Super Rainbow
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Tutte le band indie che stanno sperimentando nuovi formati per i video musicale. Dall’Amarcord emozionale degli Arcade Fire ai Black Moth Super Rainbow, la cui ultima clip cambia in base ai movimenti davanti alla webcam. Per arrivare all’artista Julian Pe

di Federico Guerrini

Nei giorni scorsi, ha avuto un grande richiamo in Rete l’ultimo videoclip della band indie rock canadese Arcade Fire. Che, sul Web, grazie a Google Chrome e all’Html 5 è diventato un progetto interattivo, denominato “The wilderness downtown” .

Nel sito dedicato, il navigatore può vivere in prima persona la storia raccontata nel video, inserendo nella schermata di benvenuto l’indirizzo della strada dove ha trascorso la sua infanzia. Sulle note della canzone si apre una sarabanda di finestre del browser, alcune delle quali mostrano, come in un amarcord felliniano, proprio le vie e i palazzi della prima giovinezza. L’effetto, poetico e spiazzante, è ottenuto usando le immagini di Google Street View e Google Maps, sincronizzate al ritmo della musica.

Quello di The Wilderness Downtown non è il primo tentativo di combinare le potenzialità delle nuove tecnologie con la creatività dei musicisti. Gli stessi Arcade Fire, tre anni fa, avevano lanciato la canzone Neon Bible con un clip interattivo in cui il navigatore poteva dirigere i gesti del cantante facendogli muovere le mani come un prestigiatore.  Il loro esempio ha dato il via a una tendenza, seguita da numerosi gruppi appartenenti per lo più alla scena alternativa e indie. Come la rock band di Pittsburgh Black Moth Super Rainbow, il cui video Dark Bubbles rappresenta un uomo che salta indefessamente su un trampolino: l’internauta può variare l’illuminazione della scena muovendo semplicemente la propria mano davanti a una webcam o spostando il mouse.

Un’altra band americana, gli Yeasayer , per il singolo Ambling Alp dell’album Odd Blood, ha ideato un videoclip in cui la prospettiva può essere variata dallo spettatore ruotando il mouse. Un po’ quello che hanno fatto gli australiani Pendulum per il brano Watercolour , nel cui video l’utente può muoversi a 360° all’interno della finestra di visualizzazione. I ragazzi di Perth ha aggiunto un’ulteriore chicca: nascosti nel filmato ci sono sei codici numerici che, raccolti e inseriti nel box sottostante, fungono da chiave d’accesso per ottenere un link da cui scaricarsi gratuitamente il brano.

Un viaggio nello spazio, in un clima sognante e visionario fa da sfondo alla musica del singolo October del gruppo statunitense di rock alternativo Broken Bells. Muovendo il mouse il visitatore traccia una scia blu nel cielo, volando fra buchi neri, stelle e silhouette di oggetti e persone. Al termine della canzone, si può salvare il tragitto effettuato e rivederlo con comodo in un secondo momento.

C’è anche chi punta sulla realtà aumentata: è il caso del giovane musicista britannico Julian Perretta che, per il brano Ride My Star, proponeva ai visitatori del suo sito di stampare un foglio con un’immagine speciale al centro e poi posizionarsi davanti a una webcam. Puntando l’obiettivo sullo spazio nel mezzo del foglio, esso si riempiva di colorate animazioni, che si alternavano seguendo la cadenza del brano. Il filmato non è più disponibile online, ma se ne può vedere una demo su YouTube.

Altri artisti, come la cantautrice svedese Robyn, hanno puntato sull’integrazione coi social network. Per pubblicizzare il suo singolo “Don’t fucking tell me what to do”, Robyn ha realizzato un video in 3D “Killing me”, in cui elenca una serie di vizi, dal bere al fumare, che la stanno uccidendo. I visitatori del sito possono aggiungere il loro vizio personale, inviando via Twitter un messaggio con l’hashtag #killingme: dopo qualche minuto la parola verrà inserita nel filmato. A quando un videoclip “commentato” tramite Facebook?

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