Forsythe: “Non cercate un significato. Esiste solo la danza”

Roberto Bolle e Marta Romagna in Herman Schmerman. Foto: Brescia-Amisano. Archivio fotografico Fondazione del Teatro alla Scala
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Al Teatro alla Scala è andato in scena un tributo al grande coreografo, vincitore del Leone d’oro alla carriera, che ha saputo rivoluzionare il balletto classico senza rompere con la tradizione. Sul palco anche l’étoile Roberto Bolle

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Il video della serata Forsythe

di Chiara Ribichini

“Non cercate un significato perché non c’è. Nel migliore dei casi la danza non esprime altro che se stessa”. E’ la filosofia di William Forsythe, il coreografo contemporaneo che ha ricevuto il Leone d’oro alla carriera lo scorso giugno alla Biennale danza di Venezia, al quale il Teatro alla Scala di Milano ha dedicato la “Serata Forsythe”, conclusasi ieri dopo dieci repliche. In scena tre titoli cult: In The Middle, Somewhat Elevated, Herman Schmerman e Artifact Suite. Un’occasione che ha visto anche il ritorno dell’étoile Roberto Bolle, assente dal Teatro alla Scala dal novembre del 2009.

Il sipario si apre su Artifact Suite, nuova versione di Artifact. A riprova del fatto che Forsythe concepisce l’arte non come qualcosa di concluso, di statico e definitivo, ma come un pensiero in continua evoluzione e trasformazione. “Tra le tante coreografie che ho creato ve ne sono alcune che riprendo e sulle quali non smetto di lavorare sin tanto che continuano a ispirarmi. Paul Valéry diceva: “un poema non è mai finito, semplicemente l’abbandoniamo” spiega il coreografo. Per il corpo di ballo del Teatro alla Scala Artifact Suite è un debutto. Così come Herman Schmerman, un omaggio al grande coreografo del Novecento George Balanchine, su musiche di Thom Willems e costumi firmati Gianni Versace.

Ironico, vivace, ma anche poetico, il passo a due che chiude Herman Schmerman, danzato da Marta Romagna e Roberto Bolle, è un momento di massima espressione della genialità di Forsythe. Un momento in cui movimento, luci, spazio e musica si fondono e si confondono. E per un attimo la danza pura lascia il posto a una riflessione sulla differenza tra uomo e donna. Una differenza che Forsythe azzera, mettendo sullo stesso piano i due sessi: stessi movimenti, stessa energia e persino gli stessi costumi. Poco importa che l’uomo vesta una gonnellina.
Chiude la serata In the Middle, Somewhat Eleveted, il balletto più noto e che forse più di tutti esprime la genialità e l’innovazione di Forsythe. La scena si apre con due piccole ciliegie, appese a un filo che cala dall’alto. Body verdi aderenti e scollatissimi. Calze nere e velate. Nove danzatori che sfidano continuamente il limite della gravità e dell’equilibrio. E quella musica elettronica di Thom Williems fatta anche di rumori e suoni metallici che crea un’atmosfera quasi fantascientifica.

Artifact Suite,
Herman Schmerman e In The Middle, Somewhat Elevated sono tre titoli che permettono di comprendere al meglio la rivoluzione della danza classica firmata William Forsythe. Una rivoluzione che non rompe con la tradizione. Tutt’altro. Parte da questa per cercare ogni sua possibile evoluzione e trasformazione. “Il lessico classico non invecchia. E’ la scrittura che è datata”. Ed ecco che ogni passo, ogni movimento nasce da una posizione canonica della danza accademica, ma viene scomposto per poi essere ricomposto. E il risultato è una danza astratta e geometrica, fatta di gambe che tagliano lo spazio come spade, di corpi che raggiungono la massima tensione per poi sciogliersi e snocciolarsi su se stessi. Di scarpette da punta che sembrano infilzarsi nel pavimento. Di giochi di “fuori peso” dove i danzatori raggiungono posizioni sempre al limite dell’equilibrio. Di luci che sanno fondersi con i corpi dei ballerini o irrompere su questi. Di sipari che crollano e si rialzano mentre lo spettacolo va avanti, come in Artifact Suite. Tutto è concesso perché tutto è fine a se stesso. Non c’è storia, non c’è trama, non c’è morale. C’è solo la danza. Anche quando i ballerini scompaiono nel buio la danza resta e si sente. E con la sola forza del movimento Forsythe riesce a rapire anche lo spettatore più conservatore.

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