Apple, in Usa il monologo teatrale su Steve Jobs

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L'autore e creatore è Mark Daisey, esperto di pc ed ex dipendente Amazon. Nello spettacolo anche l'inchiesta sulla fabbrica cinese Foxconn, fornitrice di componentistica per la "mela morsicata"

Il primo è stato Mark Zuckerberg, inventore di Facebook: la sua storia arriva sul grande schermo ad ottobre con il film 'The social network'. Poi è stata la volta di Google e dei Pirate Bay, protagonisti di due film attualmente in lavorazione.
Ma il mondo di internet e dei geek non ispira solo registi e pellicole. Sta facendo il giro dei teatri statunitensi 'The agony and the ecstasy of Steve Jobs', basato sulla storia del patron di Apple. L'autore e unico attore - visto che si tratta di un monologo di due ore circa - è Mike Daisey.

37 anni, stazza alla Michael Moore, fanatico di tecnologia e pc ("per rilassarmi - racconta - smonto il mio Mac, lo pulisco con aria compressa e lo rimonto"), ha lavorato tre anni da Amazon, l'azienda leader nel commercio elettronico e produttrice del lettore e-book Kindle. E' un fan di Apple, ma non nutre particolare stima per il suo fondatore che paragona ad un moderno Willy Wonka, il geniale, folle e crudele protagonista de 'La fabbrica di cioccolato'. "Le ossessioni di Jobs stanno modificando la nostra epoca", sostiene.

Di certo hanno modificato l'economia di Shenzhen, il distretto industriale cinese dove si trova la Foxconn, gigante della componentistica elettronica che ha assemblato prodotti per la Apple e tristemente famoso per le difficili condizioni di lavoro che hanno spinto molti dipendenti al suicidio. Daisey ci è andato e dalla sua visita ha ricavato materiale per il monologo: un excursus di due ore tra luci e ombre della Apple e incursioni in quella che lui definisce la "guerra per controllare la visione del mondo e il prezzo umano che siamo disposti a pagare per le tecnologie".

Il monologo non è il primo spettacolo firmato Daisey. Conclusa l'esperienza alla Amazon, il giovane l'ha portata sul palcoscenico creando '21 dog years', anche questo un monologo che poi ha trasformato in libro. "Non lavorerà mai più in una multinazionale, non va bene per me e non va bene per nessuno": così Daisey ha sintetizzato la sua esperienza. Ma da Amazon non è arrivata nessuna critica, anzi: "Non abbiamo visto lo show ma sappiamo che è divertente, ti auguriamo il meglio", gli hanno scritto i vertici.

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