"La solitudine dei numeri primi" diventa un horror

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"Era l'unico modo per rappresentare il dolore" spiega il regista Saverio Costanzo che porta sul grande schermo la pellicola tratta dall'omonimo libro di Paolo Giordano. Il film, in gara alla Mostra del Cinema di Venezia, divide il pubblico

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Le musiche sono tratte dai capisaldi dell'horror, da Carpenter, De Palma, Dario Argento. Le scene non sono da meno. Ma "La solitudine dei numeri primi" di Saverio Costanzo, tratto dall'omonimo bestseller di Paolo Giordano, non convince il pubblico. Un po' troppo thriller e un po' troppo horror, o lo si ama o lo si odia. E alla presentazione al 67esimo Festival del Cinema di Venezia, il 9 settembre, ha incassato in egual misura fischi e applausi.

"Ma cosa vi aspettavate, il Gattopardo?", ha reagito Costanzo davanti allo stupore dei giornalisti. La scelta del genere è motivata "dall'enorme dolore nel romanzo e l'unico modo per rappresentarlo è l'horror che permette di sdrammatizzare, di rendere accessibile la sofferenza. Il vero horror è ironico".
Il film, interpretato da Alba Rohrwacher e Luca Marinelli, lui lo definisce "thriller soprannaturale, come ne ha parlato il direttore della Mostra, e horror di sentimento".

E Paolo Giordano, autore del romanzo con cui ha vinto il Premio Strega 2008, che ne pensa? "Il libro resta sempre sul filo, il film non se lo può permettere - ha spiegato - Rivedendolo da spettatore ho ritrovato il senso anch'io. E' stata la prima volta che mi sono commosso di cose che mi dovevano commuovere prima".

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