La pazza idea di Andrea Costantino: "Sposerò Nichi Vendola"

Sposerò Nichi Vendola
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“Da un comizio del 2005 ho avuto l’ispirazione, quel giorno qualcosa è cambiato”, dice il regista pugliese dopo la presentazione del suo cortometraggio alla Mostra di Venezia. Ma precisa: “Non faccio politica”. Guarda i primi minuti del film in anteprima

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di Daniele Troilo

Due minuti di applausi per un cortometraggio, alla Mostra del Cinema di Venezia, non si erano mai sentiti. Parola di Marco Müller, direttore della kermesse. Parole, e applausi, che resteranno a lungo impressi nella memoria di Andrea Costantino, regista di “Sposerò Nichi Vendola” (qui in alto la prima scena in anteprima). “E’ stato uno choc, ma uno di quegli choc che ti fanno bene - dice ripensando a lunedì quando, all’interno della sezione Controcampo Italiano, è stato presentato il suo corto - Dopo dieci anni da spettatore mi è capitata una cosa meravigliosa: essere seduto su una poltroncina e vedere proiettato un mio lavoro”.

L’idea del film nasce nel 2005, quando il ciclone Vendola sta per abbattersi sulla Puglia e su tutto il centrosinistra italiano. Costantino, giovane regista pugliese, assiste a un comizio in piazza e rimane folgorato. “Quel giorno è successo qualcosa di particolare, di eccezionale. Ho visto gli occhi della gente, la passione, la voglia di esserci. Ho messo insieme tutto questo e l’ho raccontato. Dovevo farlo. Ho raccontato la partecipazione della gente, la voglia di trovare una guida”.

Nel cortometraggio, a scanso di equivoci, Nichi Vendola - rieletto nel 2010 presidente della Puglia per la seconda volta (e poi dicono che i miracoli non si ripetono) - non recita e nemmeno compare. Si sente solo la sua voce. Al centro dei 18 minuti, tanto dura il film, c’è invece la crisi economica e sociale di una famiglia barese, costretta a vendere la propria casa per far fronte alle difficoltà. Ed è in questa fase di cambiamenti che spunta un’idea “folle”: votare Vendola. Quasi una bestemmia, che un vecchio conservatore rimprovera subito alla moglie: “Sei pazza? È gay, cattolico e comunista”.

“La famiglia è il primo contesto in cui ci si confronta con gli altri - dice Andrea Costantino - Questa forse è la prima forma di politica. Poi ad accompagnare questo piccolo dramma familiare c'è un'altra politica, quella vera, che echeggia da fuori, influenzando tutti a modo proprio”. In questo scenario irrompono personaggi fuori dal comune, come Vendola e come Beppe Grillo, con il suo disegno di legge di iniziativa popolare firmato da 350mila italiani. 

“Sposerò Nichi Vendola” non vuole essere però un manifesto politico. “È chiaro che se ho scelto un titolo come questo è perché ho stima di Vendola e mi piacciono le sue idee. Però non mi piace la militanza, almeno per chi fa un mestiere come il mio. Penso che chi fa questo lavoro debba avere uno sguardo esterno, se c’è una cosa che mi piace è l’indipendenza totale”, dice il regista 34enne. Il governatore ha però mancato l’appuntamento con la prima di Venezia: “L’ho invitato, mi ha fatto i complimenti, ma mi ha spiegato che non sarebbe potuto venire. Pazienza, vuol dire che lo vedrà il prima possibile”.

Il dvd del corto sarà distribuito attraverso la rete: “Mi piacerebbe poter dire di essere riuscito a distribuire il film in maniera autonoma e indipendente – dice Costantino – ma anche, chissà, trovare un quotidiano o un mensile che possa distribuirlo in tutta Italia”. Per la locandina invece è stato indetto un concorso rivolto ad artisti, pubblicitari, architetti e studenti di scuole d’arte. La scadenza per partecipare al bando è fissata per il 15 ottobre e in giuria per la selezione ci saranno anche i registi Alessandro D’Alatri e Maurizio Nichetti, oltre allo stesso Costantino.

Dopo il successo alla Mostra di Venezia non è detto che “Sposerò Nichi Vendola” non possa diventare un vero film. “Sì, non mi dispiacerebbe realizzare come opera prima un lungometraggio di questo corto, non ampliandolo ma continuandolo. E spero di rivedere il mio film tra 15 anni e accorgermi di essere riuscito a raccontare un pezzo di storia della mia città e, perché no, del mio paese, l’Italia”.

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