Addio a Furio Scarpelli, padre della commedia all'italiana

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Il 27 aprile è morto a 90 anni nella capitale lo scrittore e sceneggiatore, che con Agenore Incrocci firmò capolavori cinematografici come "I soliti ignoti", "La Grande Guerra" e "I mostri"

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Con la morte di Furio Scarpelli all'età di 90 anni scompare un patriarca del cinema italiano, di cui a buon diritto è stato definito "l'occhio più intelligente". Riconosciuto in maniera unanime quale "padre della commedia all'italiana", Furio era figlio d'arte. Il padre era quel Filiberto Scarpelli, che aveva fondato il giornale umoristico romano Il travaso delle idee. Sul suo esempio il futuro sceneggiatore aveva cominciato, già prima della guerra, a lavorare come illustratore per alcune riviste di satira.

Nel 1949 avvenne l'incontro con Agenore Incrocci, che avrebbe segnato la sua futura carriera. Rapporto questo, che sarebbe durato fino al 1985 come duo Age&Scarpelli e che si sarebbe concretizzato nella firma di pellicole celeberrime. "La banda degli onesti" di Camillo Mastrocinque, "I soliti ignoti" e "L'armata Brancaleone" di Mario Monicelli, "I mostri" di Dino Risi, "Signore e Signori" di Pietro Germi sono soltanto alcuni delle oltre 140 produzioni cinematografiche, che s'avvalsero dell'operato artistico di Scarpelli. Dopo un fallito tentativo a Hollywood, dov'era stato chiamato da Alfred Hitchcock, si cimentò, sempre in compagnia d'Incrocci, col genere spaghetti-western di Sergio Leone, collaborando alla stesura de "Il buono, il brutto, il cattivo".

Nella sua lunga carriera Scarpelli ha avuto quattro volte la nomination all'Oscar per "Ballando ballando", "I compagni", "I soliti ignoti" e "Casanova '70", senza contare i quattro David di Donatello, i sei Nastri d'Argento e un Globo d'Oro.

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