Gli amici di Vianello: "Ci ha preso in giro per 40 anni"

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Amici e colleghi dell’attore lo ricordano con affetto. Ma soprattutto ricordano la sua ironia, il suo anti-divismo, la sua capacità di auto-ironia. Baudo: “L'ho chiamato poco tempo fa e lui: se mi chiami per le condoglianze hai sbagliato numero"

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“Un uomo e un artista eccezionale con una comicità paradossale e innovativa”, sono questi i ricordi di colleghi e amici di Raimondo Vianello. Gli stessi giudizi del suo pubblico. Al di là delle migliaia di ore di divertimento che l’artista ha regalato agli italiani, il migliore lascito è la sua umanità. La sua ironia asciutta e ficcante. Mai volgare (leggi anche: Ciao Raimondo, il saluto commosso di Facebook a Vianello).

Pippo Baudo, il collega di più antica data lo ricorda come  "un uomo eccezionale e un artista eccezionale". "Il nostro era un rapporto di 40 anni, mi consideravo uno di famiglia. Spesso ci siamo frequentati fuori il lavoro, da loro si stava bene e mi sentivo a casa. Aveva sempre una battuta - prosegue Baudo - anche quando negli ultimi tempi non stava più bene, non ha mai perso il suo carattere".

Quale è la sua eredità? "Lascia una maniera leggera di interpretare questo mestiere, non ha mai voluto essere divo pur essendo immenso, da lui nessuna prosopopea, nessuna autoesaltazione ma un senso della misura che oggi si è completamente perso". E' il rapporto con Sandra Mondaini? "Ci vuole una vita per descrivere la finezza del loro rapporto, si prendevano in giro ma non riuscivano a fare a meno l'uno dell'altro. Sandra è stata l'ispirazione della sua vita e Raimondo per lei, devoti e solidali. Lei purtroppo sta molto male, si è spezzato oggi il cordone ombelicale che li ha tenuti uniti e questo mi addolora immensamente". "Negli ultimi tempi non parlava più, si era come assopito – conclude Baudo - ma recentemente ero riuscito a parlarci: se mi chiami per le condoglianze anticipate - scherzò - hai sbagliato numero".

Anche il Premio Nobel Dario Fo ha un ricordo “tenero” dell’attore: “Lui era più anziano di me di 4 anni, ma abbiamo cominciato insieme prima in radio e poi in tv. Tra l'altro, mia moglie Franca Rame è molto amica della Mondaini. La comicità di Vianello, la cui scomparsa mi mette una profonda malinconia, era paradossale e innovativa, pur restando molto popolare". "Lui è nato come spalla di Tognazzi – ha aggiunto - ma poi è stato in grado di dar vita a un personaggio originale, quello del borghese perbene e discreto alla prese con i problemi della quotidianità. In questo senso, i suoi dialoghi spesso surreali con la Mondaini erano geniali".


A dare l’annuncio della morte di Vianello all’aula di Montecitorio è stato l’attore e deputato del Pdl, Luca Barbareschi: "Accolgo con grande dolore la notizia della scomparsa di Raimondo Vianello: muore un signore della televisione".  "Dire che per me Raimondo è stato un padre professionale - aggiunge - è talmente vero da risultare riduttivo. Sandra Mondaini, alla quale esprimo tutta la mia vicinanza e la mia costernazione per tanta perdita, era così amica di mia madre che con lei mi portò per la prima volta a Fregene”.

"Raimondo e Sandra - prosegue l'attore – hanno rappresentato nella mia vita il mio primo contatto col mondo dello spettacolo. La mia amicizia nei confronti di Raimondo non ha mai conosciuto zone d'ombra, essendosi anzi sempre rafforzata, alimentata come era da stima e affetto assolutamente puri disinteressati e reciproci. Sabato non potrò non essere a Milano per l'ultimo saluto a Raimondo, a questo uomo che è stato una pietra miliare nella storia della nostra televisione e, attraverso essa, di tanti milioni di italiani".

"Non omnis moriar, scriveva Orazio: anche lui sicuramente non del tutto è morto: di lui ci resteranno per sempre, a testimonianza della sua grandezza, i suoi film, le sue comparse televisive - conclude - le sue gags, la sua signorilità e compostezza, oggi così assenti nel mondo falsamente patinato dei vip, avulso come era da ogni spasmodico desiderio di sovraesposizione, scevro da pettegolezzi, scandali ed inciuci".

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