Bolle e Zakharova in Giselle: una poesia in punta di piedi

Svetlana Zakharova e Roberto Bolle in Giselle. Archivio fotografico fondazione Teatro alla Scala
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L’amore, la follia, il tradimento, la morte, la vita dei contadini e il mondo ultraterreno. Al Teatro alla Scala è in scena il capolavoro romantico. E i corpi si fondono con la musica come in un soffio

di Chiara Ribichini

La vita reale, fortemente legata alla terra come quella dei contadini, e un mondo ultraterreno fatto di creature che come un soffio appaiono e scompaiono. In mezzo il tradimento. E’ Giselle, il balletto romantico per antonomasia, in scena al Teatro alla Scala di Milano fino al 14 novembre con la coreografia di Coralli-Perrot nella versione di Yvette Chauviré, ritenuta la più fedele all’originale del 1841.
A dar vita a una storia d’altri tempi, che sa commuovere lo spettatore anche a più di un secolo e mezzo di distanza, Roberto Bolle (nel ruolo di Albrecht) e Svetlana Zakharova (nel ruolo di Giselle). Due étoiles capaci di imporre sulla scena le passioni contrastanti di cui vive il balletto con tutta la loro forza dirompente. La gioia, l’atmosfera di festa dei campi durante la vendemmia, la spensieratezza di una giovane quindicenne, la follia, il dolore che uccide, l’amore che sopravvive alla morte. I loro corpi parlano, raccontano ogni passaggio della storia fondendosi perfettamente con la musica di Adolphe Adam.

Giselle nasce nel 1841 da un’idea dello scrittore e poeta romantico francese Théophile Gautier che, sfogliando le pagine del libro De l'Allemagne di Heinrich Heine, rimase attratto dalla leggenda delle Villi, spiriti della tradizione popolare tedesca simili agli elfi. Giovani promesse spose morte prima delle nozze che, durante la notte, escono dalle loro tombe in cerca di vendetta. Sul libretto di Gautier si plasmano le note di Adam e la coreografia di Coralli e Perrot. Ne nasce un balletto che ha segnato la storia del romanticismo e della danza.

La protagonista, Giselle, è una giovanissima contadina che si innamora del giovane Albrecht, ignorando le sue origini nobili. Albrecht le giura amore eterno pur essendo già promesso sposo di un’altra ragazza. Quando Giselle scopre la verità impazzisce e muore. Albrecht, in lacrime sulla tomba di Giselle, viene attirato dalle Villi in una danza di morte. Sarà Giselle a salvarlo in nome di un amore che va al di là del tradimento e della morte stessa. I due atti che costituiscono il balletto sono fortemente distinti uno dall’altro: nel primo domina la luce del sole che si specchia nel giallo del grano dei campi, nel secondo il crepuscolo e l’oscurità delle tenebre, interrotta dal tulle che assorbe i deboli raggi lunari per rifletterli. E’ la morte di Giselle a dettare il cambio di scena.

Svetlana Zakharova e Roberto Bolle trasformano il balletto in una poesia sulle punte. Ogni sguardo tra loro, ogni più piccola vibrazione del corpo è in grado di regalare un’emozione che arriva diretta al pubblico. Austera e impeccabile anche Francesca Podini nel ruolo di Myrtha, la Regina delle Villi.
E a guardarli si sente l’eco delle parole di Yvette Chauviré: “Il virtuosismo di Giselle consiste nel rendere invisibile la tecnica (…) Quando danzavo la mia ossessione era quella di far dimenticare la carnalità dei piedi… sempre troppo umani, ai quali bisognava dare l’apparenza di un respiro”.

* Nelle prossime date si alterneranno nel ruolo di Giselle Emanuela Montanari e Petra Conti, in quello di Albrecht Massimo Murru e Eris Nezha

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