Riscaldamento globale causò la più grande estinzione di massa

Potrebbe essere stato il riscaldamento globale la causa dell'estinzione del 95% delle specie animali sulla Terra circa 252 milioni di anni fa (foto: archivio Getty Images)
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Risalirebbe a 252 milioni di anni fa quando la Terra subì un rapido aumento delle temperature di oceani e atmosfera portando alla scomparsa di diverse specie sul nostro pianeta

Sarebbe stato il riscaldamento globale una delle cause principali della più grande estinzione di massa della storia, risalente alla fine del Permiano, circa 252 milioni di anni fa. A sostenerlo è un nuovo studio condotto da Massimo Bernardi e Fabio Massimo Petti del MUSE - Museo delle Scienze di Trento, insieme a Mike Benton dell'Università di Bristol. L’aumento delle temperature di oceani e atmosfera, dovuto in particolare ad una fase di intensa attività vulcanica, avrebbe causato l’estinzione del 95% delle specie animali, ma avrebbe fornito ai sopravvissuti l’opportunità di diversificarsi e adattarsi rapidamente alle nuove condizioni climatiche.

Il surriscaldamento globale

Nell’odierna Siberia, circa 252 milioni di anni fa, cominciò una fase di intensa attività vulcanica che produsse tonnellate di anidride carbonica e altri gas serra che vennero liberati nell’atmosfera. Ciò innescò una reazione a catena che ebbe effetti evidenti sul clima provocando surriscaldamento globale, piogge acide e carenza di ossigeno nei fondali oceanici, con effetti negativi anche sulla fauna terrestre. Il 95% delle specie animali, infatti, si estinse. In particolare, lungo l’equatore, il riscaldamento globale causò la scomparsa dei vertebrati e per lungo tempo la terraferma rimase quasi del tutto inabitata.

L'adattamento delle specie sopravvissute

La vita sulla Terra alla fine del Permiano non venne distrutta completamente, nemmeno all’equatore. Sopravvissero quelle specie che più rapidamente si adattarono alle nuove condizioni ambientali, anche se fino ad oggi non era mai stato chiarito quali furono le dinamiche decisive in questo senso. "Ciò che emerge dalle nostre analisi – spiega Fabio Massimo Petti del MUSE - è che la fine del Permiano è segnata dall’estinzione di quasi tutti i vertebrati dell’epoca, ma anche da intense migrazioni". Secondo gli studiosi, le poche specie che riuscirono a resistere agli sconvolgimenti climatici si rifugiarono in aree più favorevoli. "I nostri dati – continua Petti - mostrano che i rettili terrestri si spostarono verso i poli di 10 o 15 gradi di latitudine, per sfuggire all’insostenibile caldo tropicale". Successivamente, durante il Triassico, le terre lungo l’equatore furono ripopolate da nuove linee evolutive di rettili, che si differenziarono da quelle delle aree temperate. Sarebbero state queste ondate migratorie a favorire la comparsa sul nostro pianeta di nuovi gruppi di rettili, compresi i primi dinosauri.

I risvolti degli studi sul cambiamento climatico

Secondo i ricercatori, l’estinzione di massa del Permiano, l’ultimo dei sei periodi in cui è divisa l’era geologica del Paleozoico, sarebbe stata cruciale per l’evoluzione della vita, segnando la fine di antiche specie animali negli oceani e sulla terra e la comparsa delle faune moderne. Lo studio potrebbe contribuire ad una migliore comprensione degli effetti del cambiamento climatico in corso oggi, suggerendo un parallelismo tra il riscaldamento globale di fine Premiano e il cambiamento climatico odierno.

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