Da Paolo Nespoli alla Superluna, gli eventi “spaziali” del 2017

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In 12 mesi sono state tante le scoperte della Nasa e di studiosi di tutto il mondo: il sistema solare Trappist-1, i blazar, il segreto della velocità della via Lattea. Ma ci sono state anche “l’eclissi più vista di sempre” e la fine della missione della sonda Cassini

Iniziato con la prima consegna di satelliti "Iridium Next" di SpaceX e terminato con la superluna del 3 dicembre, il 2017 dal punto di vista “spaziale” è stato un anno ricco di scoperte, partenze (come quella di Paolo Nespoli) e ritorni (vedi la missione ventennale della sonda Cassini). Grande protagonista è sempre la Nasa, ma anche gruppi di studiosi di tutto il mondo: dalla Purdue University dell’Indiana, che ha scoperto un “riparo vivibile” sulla Luna, alla Scuola internazionale superiore di studi avanzati (Sissa) di Trieste, che ha svelato il segreto della velocità della via Lattea. Senza dimenticare foto e video che, grazie alla diffusione sui social, ci hanno permesso di osservare la Terra (e non solo) con gli occhi degli astronauti e dei satelliti.

Gennaio con SpaceX

L’anno che sta per finire è iniziato con la prima consegna di successo di satelliti "Iridium Next" su un razzo Falcon 9 della SpaceX, la prima società privata, di proprietà del fondatore di Tesla Elon Musk, a raggiungere lo spazio. Il decollo è avvenuto il 14 gennaio alle 9.54 locali dalla base aerea di Vanderberg, in California. I satelliti "Iridium Next" andranno a sostituire la rete collocata intorno alla Terra tra il 1997 e il 2002 e serviranno a migliorare le prestazioni dell'unico servizio di telecomunicazione satellitare globale.

Pianeti abitabili e i buchi neri più grandi dell’universo

Febbraio è stato invece segnato dalla scoperta di Trappist-1, un sistema solare composto da sette pianeti simili alla Terra, tre dei quali potenzialmente abitabili. L’annuncio è arrivato il 22 febbraio dalla Nasa, che ha messo a disposizione del mondo intero i risultati della ricerca coordinata dall'università belga di Liegi e pubblicata sulla rivista scientifica Nature. Pochi giorni prima, invece, il periodico Astrophysical Journal Letters ha diffuso la notizia della scoperta dei blazar, i buchi neri più grandi dell’universo, individuati dal gruppo coordinato dall’astrofisico italiano Marco Ajello e da Vaidehi Paliya della Clemson University della Carolina del Sud. I blazar (FOTO), individuati grazie al telescopio Fermi, sono tra i cinque più lontani mai osservati e due di questi sono anche fra i più grandi dell’universo, con una massa che è un miliardo di volte quella del Sole.

La donna dei record

Il primo trimestre dell’anno si è chiuso con un record. Il 30 marzo l’astronauta statunitense Peggy Whitson, 57 anni, ha battuto il primato di sette viaggi spaziali detenuto dalla collega Suni Williams, diventando così la donna con più “trasferte” in carriera. L'ingegnere della missione Expedition 50 della Nasa nel 2007 era stata la prima donna comandante della Stazione Spaziale Internazionale.

Ad aprile il pianeta “gemello” della Terra

Pochi giorni dopo Pasqua e ad appena due mesi dalla scoperta di Trappist-1, l’annuncio del gruppo guidato da Jason Dittmann presso il Centro americano di astrofisica Harvard-Smithsonian di un pianeta “gemello” della Terra. Svelato il 19 aprile, si chiama Lhs 1140b e si trova a 39 anni luce da noi nella costellazione della Balena. Secondo quanto riportato sulla rivista Nature, ciò che lo rende il più affascinante dei pianeti alieni finora scoperti è la sua posizione rispetto alla stella Lhs 1140: più piccola e fredda rispetto al Sole, si trova a una distanza dal pianeta che garantirebbe una temperatura adatta per l’acqua allo stato liquido.

La decima supernova nella galassia “dei fuochi d'artificio”

A maggio è stata la volta della decima supernova in un secolo della galassia “dei fuochi d'artificio” Ngc 6946. A catturare il fenomeno, il 14 maggio, è stato un amatore dall'Osservatorio Tenagra III dell'Arizona, circostanza poi confermata dal Virtual Telescope. La supernova è stata denominata SN2017eaw e la sua esplosione è arrivata a essere visibile sulla Terra dopo 22 milioni di anni, pari alla distanza in anni luce fra il luogo in cui si trovava e il nostro pianeta.

Svelare i segreti del Sole

È l’1 giugno 2017 quando la Nasa presenta il Parker Solar Probe Plus, un programma che ha l’obiettivo di svelare i segreti del Sole su temperature, campo magnetico e vento solare grazie a una sonda portata alla distanza minima record di 6,3 milioni di chilometri dalla stella madre del nostro sistema. La missione, che avrà un costo di 1,5 miliardi di dollari e durerà sette anni, partirà dal Kennedy Space Center, in Florida, tra il 31 luglio e il 19 agosto del 2018. Inoltre la Nasa, per la prima volta, ha dedicato una missione a uno scienziato ancora in vita, l’astrofisico novantenne Eugene (Gene) Parker, docente dell’Università di Chicago.

La velocità della Via Lattea e la partenza di Paolo Nespoli

Ma un segreto “spaziale” è stato svelato anche il 14 luglio, quando uno studio pubblicato sull'Astrophysical Journal ha spiegato perché le galassie a spirale, compresa la "nostra" Via Lattea, sono le più veloci a muoversi. La ricerca, coordinata da una studentessa di dottorato cinese, JingJing Shi, della Scuola internazionale superiore di studi avanzati (Sissa) di Trieste, sotto la supervisione di Andrea Lapi e Luigi Danese, ha evidenziato che alla base della velocità elevata ci sarebbe il processo di formazione di questi sistemi di stelle a spirale, che consentirebbe di mantenere un momento angolare per unità di massa più alto rispetto alle galassie ellittiche. Il 28 luglio, invece, è stato il giorno di Paolo Nespoli, per la terza volta in orbita, e della missione Vita dell'Agenzia Spaziale Italiana: la navetta russa Soyuz è partita puntuale dalla base russa di Baikonur, in Kazakhstan.

Ad agosto l’eclissi che ha oscurato l’America

Il 21 agosto 2017 è stata la giornata dei nasi all’insù in America, quando è arrivata quella che è stata ribattezzata “l’eclissi più vista di sempre”: 14 Stati, dalla costa Pacifica a quella Atlantica, dove il sole per 1 ora e 33 minuti è stato oscurato dalla Luna. Un’eclissi solare coast to coast non si vedeva dal 1919. Il cono d'ombra che ha coperto la stella madre del nostro sistema ha percorso complessivamente 4.017 km dalla costa occidentale a quella orientale, ad una velocità di oltre 2mila chilometri orari. (LO STORIFY)

Dopo 20 anni la fine della sonda Cassini

Il 15 settembre è la fine di qualcosa a scrivere un pezzo di storia. Dopo vent’anni, la missione nello spazio della sonda Cassini è terminata alle 13.57, in quello che la Nasa ha ribattezzato il "Grand Finale" della sentinella capace di osservare Saturno e che ha terminato la sua corsa bruciando nell'atmosfera del pianeta. La missione Cassini-Huygens era partita 20 anni fa e in due decenni ha fornito ai ricercatori una serie di informazioni fondamentali, tra le quali la presenza su una luna di Saturno, Titano, di condizioni favorevoli per lo sviluppo della vita. Appena una settimana prima, invece, l’Osservatorio Solar Dynamics della Nasa ha registrato alcune eruzioni solari tra cui una che è risultata essere la più potente degli ultimi 10 anni. I brillamenti sono eruzioni di materia che esplodono dalla fotosfera di una stella: le radiazioni che vengono liberate non possono attraversare l'atmosfera terrestre e causare danni agli esseri umani, ma possono creare delle tempeste magnetiche in grado di disturbare le comunicazioni.

Il primo satellite che studia l’inquinamento

Risale ad ottobre il lancio del primo satellite al mondo dedicato a valutare lo stato di salute dell'atmosfera terrestre, individuando gli inquinanti, misurandone i livelli e ricostruendone la provenienza. Si tratta del Santinel 5P, lanciato dalla base russa di Plesetsk e che lavorerà per i prossimi sette anni all’interno del programma europeo Copernicus gestito dall'Agenzia spaziale europea (Esa) e dalla Commissione europea. Ma prima di Halloween abbiamo anche saputo che sulla Luna c’è un riparo “vivibile”, un “tubo” lavico con le caratteristiche di un luogo al sicuro dalle intemperie spaziali, e che Marte ha una coda magnetica “attorcigliata” dal vento solare. La prima scoperta emerge da una ricerca pubblicata su Geophysical Research Letters e potrebbe cambiare radicalmente i tempi delle missioni sulla Luna, finora mai più lunghe di tre giorni, mentre la seconda arriva dai dati della navetta spaziale Maven della Nasa.

Oumuamua, il primo asteroide interstellare

Il protagonista “spaziale” di novembre è stato Oumuamua, il primo asteroide interstellare mai osservato. La descrizione del corpo celeste, lungo circa 800 metri e largo un centinaio, piatto e di colore rosso scuro, è stata pubblicata sulla rivista Nature da un gruppo di astronomi, coordinato da Karen Meech, dell'Università delle Hawaii. Ed è proprio nell’arcipelago che si trova il telescopio Pan-STARRS 1 che per primo ha avvistato Oumuamua, che nella lingua delle Hawaii significa “messaggero arrivato per primo da molto lontano”. Secondo gli esperti, asteroidi come questo entrano nel sistema solare una volta l’anno, ma sono difficili da vedere a causa delle loro piccole dimensioni.

La superluna

A chiudere il 2017, in tutto il mondo, è stata la superluna del 3 dicembre, l’unica visibile dell’anno. Il satellite, posizionato nel punto della sua orbita ellittica più vicino alla Terra, a 357mila chilometri, è apparso nel cielo circa il 7% più grande e il 16% più luminoso.

Il mondo visto da Paolo Nespoli

Una parte importante del 2017 “spaziale” è stata quella in cui l’astronauta Paolo Nespoli, per la terza volta in orbita dal 28 luglio nella missione Vita dell’Asi, ci ha permesso attraverso i social di osservare la Terra dal suo punto di vista “privilegiato”, come aveva promesso prima di partire. La prima foto scattata al nostro pianeta da Nespoli è del 7 agosto, seguita da un’altra due giorni dopo in cui a essere immortalata è la città di Palermo con il messaggio: ''Palermo e il suo mare visti da qui sono davvero stupendi... Come stanno andando le vacanze laggiù?''.

A settembre è la volta dell’uragano Irma: "È un collage di Irma dallo spazio - scrive l'astronauta - una solo foto non poteva contenere quello che è forse il più potente uragano mai registrato nell'Atlantico".
A ottobre tocca alla pianura padana, sovrastata da una grossa nube bianca nei giorni dell’emergenza inquinamento. Nespoli si chiede: “Nebbia o smog?”. Pochi giorni dopo è invece la volta dell’iniziativa ''Attorno al mondo in 90 minuti'': gli astronauti hanno fotografato la Terra durante un'intera orbita della Stazione Spaziale e hanno invitato i “terrestri” a fare lo stesso con l’hashtag #1world1orbit. "È un'occasione per tutti voi a Terra - aveva detto Nespoli- di condividere come appare il nostro mondo dal vostro punto di vista, mentre noi condividiamo il nostro volando a 400 chilometri sopra la superficie terrestre''. Il 5 novembre Nespoli ha festeggiato i 100 giorni nello spazio con una foto che lo ritrae con i suoi due compagni di orbita, Sergei Ryazansky e Randy Bresnik, e infine il 6 dicembre ci ha regalato luci e colori dell’aurora australe, raccolti in un video che riassume 919 immagini in alta risoluzione scattate dalla cupola della Stazione spaziale internazionale: “Una splendida aurora… Di una bellezza spaziale!”.

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