Scoperto il buco nero più lontano dell'universo

Un'immagine della nebulosa di Orione (Getty Images)
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Una ricerca internazionale offre una nuova prospettiva su quello che gli scienziati chiamano "l'universo giovane", cioè pochi milioni di anni dopo il Big Bang

Due testimonianze del cosiddetto "universo giovane", risalenti ad alcune centinaia di milioni di anni dopo il Big Bang, sono state scoperte da due diversi team di scienziati internazionali, guidati dal Carnegie Institution for Science e dal Max Planck Institute for Astronomy. Si tratta di un buco nero, il più lontano mai scoperto finora, e del quasar che lo contiene, luminoso come 800 stelle analoghe al Sole.

La ricerca

La ricerca, pubblicata su Nature, ha messo in evidenza come la luce del quasar abbia impiegato 13 miliardi di anni a raggiungere la Terra. Da questa stima, gli scienziati sono risaliti alla datazione del quasar stesso, che si sarebbe formato “solo” 690 milioni di anni dopo il Big Bang, nel momento in cui l'universo stava uscendo dall'Era oscura. Quasar e buchi neri sono strettamente collegati, in quanto i primi vengono generati dai secondi, quando dei gas (o anche delle stelle) collassano all'interno di un cosiddetto buco nero supermassiccio. Quando ciò avviene, si produce una spettacolare sorgente di luce e energia: il quasar, appunto. Si pensa che i quasar, in genere distantissimi dalla Terra, siano gli oggetti più luminosi dell'universo.

Un lascito antico

Per rilevare il buco nero supermassiccio e il relativo quasar gli scienziati hanno utilizzato diversi strumenti: i telescopi Magellano in Cile, le antenne del Noema Array (dell'Iram) in Francia e il radiotelescopio Very Large Array nel Nuovo Messico (Stati Uniti). "Se l'universo fosse una persona di 50 anni, staremmo vedendo la foto di quella persona quando aveva due anni e mezzo”, ha detto a Reuters l'astronomo e coautore dello studio, Eduardo Bañados (Carnegie Institution for Science). L'oggetto in questione ha 13,1 miliardi di anni; per fare un paragone, la Terra è “vecchia” solo 4,5 miliardi di anni.

Il commento alla scoperta

"Riuscire a spiegare come un buco nero sia riuscito in soli 690 milioni di anni a raccogliere tutto il materiale che lo compone è una vera e propria sfida per le teorie che spiegano la nascita e la crescita dei buchi neri supermassicci", ha aggiunto Bañados. "La scoperta di un quasar così distante nel tempo offre una prospettiva inedita sull'universo giovane", ha dichiarato sul sito dell'Inaf Roberto Decarli dell'Istituto Nazionale di Astrofisica di Bologna. "Questo oggetto da solo ci regala importanti informazioni - spiega - sulla formazione ed evoluzione dei primi buchi neri supermassicci, delle prime galassie di grande massa, sull'arricchimento chimico del gas nelle galassie e sull'evoluzione del mezzo intergalattico verso la fine della reionizzazione".

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