Ecco come il cervello riconosce i volti familiari

Un gruppo di scienziati ha individuato la presenza di due aree all'interno del cervello dei primati che renderebbe possibile il riconoscimento dei volti familiari (LaPresse)
2' di lettura

Un gruppo di scienziati dell'Università di Rockefeller ha individuato la presenza di due aree cerebrali precedentemente sconosciute in grado di integrare la percezione visiva con diversi tipi di memoria

Un gruppo di scienziati dell’Università di Rockefeller ha individuato i meccanismi che permettono al nostro cervello di riconoscere volti noti e distinguerli da quelli incrociati per la prima volta. Grazie ai loro esperimenti, gli studiosi hanno infatti scoperto la presenza all’interno del cervello umano di due aree coinvolte nel processo di riconoscimento facciale, in grado di integrare la percezione visiva con differenti tipi di memoria.

L'esperimento

Per la loro analisi, gli esperti hanno condotto esperimenti sui macachi Rhesus, il cui sistema di elaborazione dei volti è simile a quello umano. Utilizzando la risonanza magnetica funzionale, hanno monitorato l’attività cerebrale degli animali mentre venivano loro mostrate immagini di altre scimmie. Gli scatti ritraevano membri della loro famiglia con cui vivevano da anni, volti di macachi che erano già stati mostrati loro in precedenza e altri totalmente sconosciuti.

Le due aree del cervello

Curiosamente, si è notato che quando gli animali si trovavano di fronte ad immagini di familiari, nel loro cervello si attivavano due aree precedentemente non conosciute legate al riconoscimento dei volti: la prima si trova in una regione associata alla cosiddetta ‘memoria dichiarativa’, riguardante fatti ed eventi che possono essere consapevolmente ricordati. La seconda è invece situata in una regione associata alla conoscenza sociale, ovvero le informazioni sugli individui e la loro posizione all'interno di una gerarchia. Il monitoraggio ha inoltre mostrato che il picco dell’attività in tali nuove regioni avviene trenta secondi/un minuto dopo il contatto visivo con l’immagine, e corrisponderebbe al momento esatto in cui anche gli uomini, di fronte ad un volto noto, riescono ad associarlo ad una persona.

Progressi per le scienze neurologiche

La ricerca getta le basi per nuovi e importanti progressi nell’ambito delle scienze neurologiche. “Adesso ci è possibile approfondire i meccanismi che sono alla base del riconoscimento facciale. Essendo inoltre queste nuove aree associate a differenti tipi di informazioni, potrebbero rivelarsi anche utili per esplorare le interazioni tra percezioni, memoria e conoscenza sociale”, ha spiegato Sofia Landi, responsabile della ricerca insieme al dottor Winrich Freiwald.

Leggi tutto
Prossimo articolo