Maschio dominante si diventa: il segreto è nel cervello

L'esperimento è stato condotto in Cina su dei topi, diventati dominanti grazie all'optogenetica (Getty Images)
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A rivelarlo è uno studio cinese pubblicato sulla rivista "Science". Per modificare l'atteggiamento di un individuo nelle dinamiche di dominanza sociale, infatti,  basterebbe stimolare uno specifico circuito neurale

Maschio alfa non si nasce, ma lo si diventa. A rivelarlo è uno studio condotto da un gruppo di ricercatori dello Shangai Institute for Biological Sciences pubblicato sulla rivista di settore Science. Secondo il team di scienzati che ha condotto l'esperimento, la posizione dominante all'interno di un gruppo di animali sociali non sarebbe dunque una dote innata, ma un fattore che potrebbe essere influenzato e stimolato. In che modo? Semplicemente "accendendo" un interruttore nel cervello.

Lo studio sui topi

La ricerca, che è stata condotta su topi da laboratorio, puntava a scoprire il ruolo di un'area cerebrale detta corteccia prefrontale dorsomediale, in passato già associata alla regolazione a lungo termine della condizione di dominanza sociale. Ebbene, l'esperimento ha dimostrato che intervenendo su questo circuito neurale attraverso una fotostimolazione geneticamente mirata si può trasformare l'atteggiamento dell'individuo, modificandone i rapporti con gli altri esemplari.

Il maschio alfa

Nel mondo animale il maschio alfa viene infatti considerato "vincente". L'esperimento sui topi ha dimostrato che la dominanza sociale non è un fattore genetico. Gli autori dello studio parlano addirittura di "effetto istantaneo e persistente", nel caso in cui per agire sul circuito neurale si utilizzi l'optogenetica, scienza che combina tecniche ottiche e genetiche di rilevazione.

Faccia a faccia in un tubo

I ricercatori hanno esaminato i topi nell'ambito di un classico test di dominanza sociale – due roditori faccia a faccia in un tubo di vetro – registrando la frequenza di particolari comportamenti (come spingere o respingere l'altro, resistere o battere in ritirata), scoprendo che un particolare circuito neurale risultava più attivo in corrispondenza degli atteggiamenti di dominanza. Hanno quindi inibito questo circuito con un farmaco ad hoc, verificando che i comportamenti dominanti si indebolivano, per poi viceversa stimolarlo con tecniche di optogenetica: nel 90 per cento di questi casi, i topi su cui erano intervenuti vincevano lo "scontro".

Effetto duraturo

"Stimolare questi neuroni durante una giornata condizionava i risultati dello scontro anche il giorno successivo", spiegano i ricercatori cinesi. L'intervento sul cervello ha permesso inoltre di riprodurre l'effetto-vincitore, ossia quello che vede aumentare le possibilità di prevalere una volta accumulati più successi negli scontri precedenti: i topi che si erano guadagnati più di sei vittorie, infatti, mantenevano tutti il nuovo status.  

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