Aumentano i casi di sopravvivenza fra i bambini nati prematuramente

Una bambola dentro un'incubatrice (Getty Images)
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Uno studio condotto dai ricercatori della Duke University ha dimostrato che nell'arco di undici anni la percentuale dei neonati ad aver superato una breve gestazione è cresciuta del 6%. Gli esperti: "merito dei progressi della medicina"

Sono sempre di più i bambini che sopravvivono a un parto prematuro. Lo ha stabilito uno studio condotto dai ricercatori della Duke University su un campione di 4274 bambini nati tra la 22esima e la 24esima settimana di gestazione.

 

L'analisi – Lo studio durato cinque anni e pubblicato dal New England journal of medicine ha comparato i dati sulle nascite dei bambini nati prematuramente - fra le 22 e le 24 settimane – in tre diversi trienni: 2000-2003; 2004-2007; 2008-2011. I casi sono stati tutti registrati negli 11 centri che partecipavano al National institute of child health and human development neonatal research network. L'esame incrociato dei dati ha cercato di stabilire quanti soggetti erano nati senza menomazioni neurologiche, quanti presentavano tali ritardi e quanti, infine, non erano sopravvissuti alla nascita. I dati sui primi risultati hanno svelato che i bambini sopravvissuti sono aumentati dal 30% (424 su 1391 nati) del primo triennio al 36% (487 nati su 1348) del triennio 2008-2011.

 

Diminuite le menomazioni – Anche fra coloro che sono sopravvissuti al parto senza riportare danni neurologici si è osservato un miglioramento sostanziale negli 11 anni presi in esame. La percentuale dei bambini che hanno superato il parto prematuro senza subire problemi mentali dopo il 22 mese di vita è passata dal 16% (217 su 1391 casi) del primo triennio al 20% (276 su 1348) dell'ultimo triennio. Nonostante questi miglioramenti, il numero di coloro che pur sopravvivendo al parto hanno sviluppato problemi neurologici è rimasto costante. Per questi ultimi la percentuale, riporta lo studio, è passata dal 15% (207 su 1391) del periodo 2000-2003 al 16% (211 su 1348) dell'ultimo intervallo considerato. Questi dati, apparentemente contraddittori, possono essere spiegati con il drastico calo delle morti.

 

Che cos'è cambiato – Secondo gli studiosi il merito della diminuzione delle morti e delle menomazioni neurologiche fra i nati prematuri è dovuto a un insieme di cambiamenti apportati alle terapie e alla cultura delle unità di cure intensive neonatali. "Ci siamo concentrati sul prevenire le infezioni - spiega Michael Cotten, uno dei coordinatori dello studio - e ora viene incoraggiato e supportato molto di più l'uso del latte materno rispetto a 15 anni fa". Inoltre, per i ricercatori, ci sarebbero anche altri due fattori che hanno giocato un ruolo fondamentale nel crollo dei casi di morte post parto prematuro. Da un lato l'abbassamento, registrato negli ultimi 20 anni, dei tassi di infezioni nelle unità di cura intensiva neonatali. Dall'altro, il maggior uso di steroidi nelle madri a rischio di parto prematuro che potrebbero aver aiutato i piccoli a svilupparsi nell'utero, e a migliorare i tassi di sopravvivenza riducendo i segni di ritardo nello sviluppo. "Sono risultati incoraggianti - ha commentato Noelle Younge, coordinatrice dello studio - Ma dobbiamo osservare i numeri complessivi, e c'è ancora una larga fetta di prematuri che non riesce a sopravvivere. Solo uno su tre ce la fa. E quelli che sopravvivono senza danni significativi all'età di due anni sono ancora a rischio per altri problemi di salute".

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