L’attrazione per la mamma deriverebbe dai geni

L'attrazione naturale per il volto materno al momento della nascita è un tratto che accomuna pulcini e neonati umani (Getty Images)
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Il legame materno sarebbe scritto nel Dna. Questa scoperta potrebbe permettere di individuare, già nei primi anni di vita di un bambino, eventuali anomalie sintomo di specifiche patologie. A sostenerlo uno studio dell'Università di Trento

Bambini e pulcini hanno in comune una caratteristica specifica: sono attratti fin dai primi momenti di vita dai volti di chi si prende cura di loro. Partendo da questa osservazione, i ricercatori del Centro interdipartimentale Mente/Cervello (CIMeC) dell’Università di Trento hanno condotto dei test sugli animali per provare a comprendere meglio anche il funzionamento del cervello umano. Stando ai risultati dello studio pubblicato su “Scientific Reports”, la preferenza verso un certo “oggetto sociale”, come può essere il volto di un individuo della stessa specie, sarebbe riconducibile a delle caratteristiche genetiche. Questa scoperta ha delle conseguenze importanti perché potrebbe permettere di individuare, già nei primi anni di età di un bambino, eventuali anomalie sintomo di specifiche patologie.

 

I test sui pulcini – I ricercatori hanno lavorato su un gruppo di pulcini appena nati che, quindi, non avevano ancora visto nulla del mondo. Gli animali provenivano da tre razze avicole venete (Padovana, Polverara e Robusta Maculata), geneticamente isolate per 18 anni, ma cresciute nello stesso contesto e secondo identiche modalità, come ha spiegato il primo autore della ricerca del CIMeC, Elisabetta Versace. Ai tre gruppi di pulcini sono state mostrate sia una gallina intera impagliata sia una simile, ma ridotta a pezzi e ricomposta in modo casuale. Ai pulcini è stata lasciata la libertà di rivolgere l'attenzione all’una piuttosto che all’altra gallina. Il risultato? Dopo un iniziale interesse comune verso la gallina intera, sono emerse, successivamente, differenze tra le tre razze. Sono bastati, infatti, cinque minuti perché gli stili di attaccamento differenti dei pulcini venissero alla luce. E questo aspetto, secondo i ricercatori, sarebbe un forte indizio della base genetica delle diverse strategie di relazione con gli oggetti sociali.

 

Le conseguenze dello studio sull’uomo – Sia nei pulcini che negli esseri umani, dopo la nascita si manifesta una preferenza verso un volto o la figura di un proprio simile. Riconoscere queste immagini, nei primi anni di vita, serve come indizio per orientarsi verso qualcuno. “La variabilità dei comportamenti rispetto agli ‘oggetti sociali’ – spiega la dottoressa Versace -  è un tratto distintivo che negli esseri umani determina diverse propensioni e può sfociare in disturbi dello spettro autistico”. Di conseguenza, “sapere che alcune componenti genetiche – continua – influenzano le primissime reazioni dei neonati all’ambiente sociale potrà aiutare a determinare il rischio di sviluppare disturbi dello sviluppo e pianificare interventi adeguati”.

 

La diagnosi dell’autismo – Elisabetta Versace ha inoltre ricordato che altri studi condotti dai ricercatori del CIMeC hanno mostrato la minore attrazione per i tratti del volto umano dei neonati umani ad alto rischio familiare di autismo (disturbo neurologico dello sviluppo che va a compromettere l’interazione sociale di chi ne è affetto). Insieme a queste scoperte, “il nostro studio – afferma la Versace - apre la strada alla determinazione di fattori di rischio e alla possibilità di intervento precoce”. La ricerca, quindi, non si ferma e “il prossimo passo – conclude - sarà indagare queste basi genetiche per capire quali siano le specifiche varianti che determinano la maggiore o minore propensione a determinati comportamenti”.

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