Il cervello cambia con la gravidanza per sviluppare le qualità materne

Cambiamenti cerebrali permetterebbero di curare meglio i figli (Getty Images)
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Una ricerca dimostra che la materia grigia si riduce in alcune aree per potenziare le capacità necessarie per accudire al meglio i bambini

Il timore di non essere all'altezza del compito di genitore è uno dei più comuni tra le donne che desiderano costruire una famiglia. Ma ora una risposta a questa paura arriva da una ricerca condotta dalla Leiden University e pubblicata su Nature, che suggerisce come sia lo stesso cervello a dare alle neo-mamme gli strumenti per prendersi cura al meglio dei bambini.


Lo studio - Basandosi su scansioni cerebrali effettuate tramite risonanza magnetica, il team guidato da Elseline Hoekzema ha osservato che il volume della materia grigia nelle donne che avevano appena avuto il primo figlio decresce nelle zone del cervello deputate alla socialità: una diminuzione che durerebbe per almeno due anni. Le analisi delle neo-mamme sono state confrontate con quelle di 20 donne mai rimaste incinta, 19 neo-papà e 17 uomini senza figli. "Le variazioni sono consistenti - sostiene Hoekzema - e così evidenti che un algoritmo informatico può automaticamente identificare quali donne del nostro campione hanno avuto una gravidanza e quali no".

 

Lo scopo della variazione - La ricerca suggerisce che questa mutazione nella massa cerebrale può verificarsi in funzione di un adattamento del cervello delle nuove madri ai compiti da assolvere e alla comprensione dei bisogni del bebé. "I cambiamenti nel cervello possono far paura, ma i nostri risultati indicano che ci potrebbe essere uno scopo evolutivo in queste modifiche, utili una volta diventate madri", sottolinea Hoekzema.

 

Migliorare l'empatia - Le zone interessate dal cambio di volume della materia cerebrale sono quelle deputate alle funzioni sociali. Ma non è l'unico risultato a cui è pervenuto lo studio. La maternità sembra infatti rimodellare il volume della materia grigia nelle regioni del cervello in cui si sviluppa l'empatia, migliorando l'abilità di mettersi nei panni di un'altra persona e immaginare quali sensazioni stia provando. "Una neo-mamma deve impegnarsi per comprendere i bisogni del proprio bambino" ha dichiarato al "The Guardian" la dottoressa Kirstie Whitaker, esperta in neuroimmaginazione presso la Cambridge Univerisity. "Si tratta di una nuova fase". Queste alterazioni - conclude la ricerca - non comportano deficit cognitivi: al contrario, servono proprio ad aumentare la specializzazione nell'accudimento del piccolo.

 

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