Il tempo vola quando ci si diverte. Lo dice la scienza: ecco perché

La sensazione del trascorrere del tempo dipende dalle circostanze (Getty Images)
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Tutta "colpa" di una sostanza che il cervello produce durante i momenti felici, la dopamina. Che, secondo uno studio pubblicato su "Science", sarebbe in grado di alterare la percezione dei minuti o delle ore che passano

 

Se i momenti più belli passano in fretta, la ragione sta nella scienza. Uno studio pubblicato su "Science", infatti, ha testato come una sostanza rilasciata dal cervello quando si è particolarmente felici o eccitati, la dopamina, sia in grado di alterare la percezione del tempo. Al contrario, la carenza di questo neurotrasmettitore sarebbe capace di "dilatare" il trascorrere dei minuti.

 

Il tempo, un concetto relativo – Il modo in cui gli individui sentono il passare del tempo dipende da diversi fattori. “Gli organismi non funzionano come orologi”, esordisce lo studio elaborato dal team di scienziati del Champalimaud centre for the unknown di Lisbona (Portogallo). “Il nostro giudizio sul passaggio del tempo è variabile e dipende dalle circostanze”. Il punto fondamentale è che proprio le circostanze possono influire sul rilascio, da parte di alcuni neuroni, della dopammina. Questa sostanza è collegata a tutto ciò che il corpo attribuisce a premi e gratificazioni: ad esempio, è fra le sostanze rilasciate durante il sesso o quando si compiono atti di generosità. Quello che lo studio sarebbe riuscito a scoprire è che “l'inibizione o l'attivazione dei neuroni che producono dopamina è sufficiente per rallentare o accelerare la stima del tempo trascorso, rispettivamente”. Per questo “l'attività dei neuroni” in questione “riflette e può direttamente controllare il giudizio del tempo”.

 

I test sui topi – Per poter dimostrare come varia la percezione del tempo sulle cavie, il primo passo del test condotto dagli studiosi è stato un lungo addestramento finalizzato a insegnare ai topi come giudicare gli intervalli temporali. Il roditore, per ottenere un premio, doveva compiere correttamente due azioni. Avendo di fronte tre fori doveva mettere il naso nel centro, in questo caso veniva prodotto un suono. Alcuni istanti dopo, veniva emesso un secondo suono. A questo punto il topo doveva giudicare il tempo trascorso fra i due segnali acustici e compiere una seconda azione nel modo corretto. Se l'intervallo fra i due suoni aveva superato gli 1,5 secondi il topo avrebbe avuto un premio solo mettendo il muso nel foro di sinistra; in caso contrario, con un intervallo temporale più breve, la gratficazione sarebbe arrivata solo infilandosi nel foro di destra. Dopo tre mesi di allenamento - garantiscono gli autori - i topi più abili erano paragonabili, nel giudicare la lunghezza degli intervalli di tempo tra i due suoni, agli esseri umani.

 

Entra in gioco la dopammina – Giunti a questo punto i ricercatori hanno manipolato il rilascio di dopamina tramite la tecnica optogenetica, una scienza che utilizza segnali di luce per conseguire tale obiettivo. Per 4 topi è stata stimolata la produzione di questo neurotrasmettitore, per altrettanti è stata, invece, inibita. Sottoposti nuovamente al test dei suoni le cavie mostravano alterazioni opposte: il primo gruppo sottostimava gli intervalli di tempo, il secondo li sovrastimava. L'esperimento, va precisato, è stato circoscritto alla produzione di dopammina di un'area specifica del mesencefalo per una ragione chiara: è quella che viene attaccata dal morbo di Parkinson. Non a caso, dunque, chi soffre di tale malattia perde la bussola del tempo che passa.

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