Ecco come il cervello umano riconosce i volti

Il software di intelligenza artificiale è stato sivluppato dal Mit di Boston, in collaborazione con l'Istituto Italiano di Tecnologia (Getty Images)
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Una ricerca sull'intelligenza artificiale potrebbe aver portato a capire come funzionano importanti meccanismi neurologici

Un programma di intelligenza artificiale potrebbe aver svelato come il cervello umano riconosce i volti: il software ha sviluppato autonomamente alcuni passaggi non previsti dal programma, suggerendo possibili analogie con il funzionamento della mente umana.

Intelligenza artificiale - Sotto la guida di Tomaso Poggio del Mit di Boston e con la collaborazione di Fabio Anselmi, dell'Istituto Italiano di Tecnologia è stato sviluppato un programma di intelligenza artificiale deputato a riconoscere determinati volti a partire da una sequenza di immagini. Mettendo al lavoro il software, i ricercatori hanno scoperto che il programma aveva sviluppato alcuni passaggi non previsti dai programmatori nel piano iniziale: si tratta di una proprietà “spontanea”, che secondo gli studiosi potrebbe essere molto simile al meccanismo con cui opera il nostro cervello. Il programma di intelligenza artificiale ha “imparato” a ruotare i volti di 45 gradi, senza che questo fosse stato programmato dai ricercatori, un meccanismo osservato anche nel cervello dei primati.

Cautela nella scoperta - “Credo che sia una forte evidenza che ci troviamo sulla strada giusta”, ha dichiarato Tomaso Poggio, sottolineando però come il risultato dell’esperimento non è “una prova del fatto che abbiamo capito cosa succede all’interno del cervello. Sarei sorpreso se davvero le cose fossero così semplici”. Il ricercatore spiega come il software, una rete neurale che riproduce l’architettura del cervello umano, abbia adottato spontaneamente il comportamento di alcuni neuroni presenti nel cervello delle scimmie. In pratica questi neuroni si attivano soltanto per riconoscere dei volti inclinati di 45 gradi rispetto alla posizione standard, indifferentemente a destra o a sinistra. In questo modo i primati riescono a collegare l’immagine trasmessa dal nervo ottico a una che conservano nella loro memoria, anche se visualizzata con un’angolazione differente. Il fatto che il sistema di intelligenza artificiale abbia realizzato in autonomia questo passaggio potrebbe dare indicazioni sui meccanismi di analogia nel riconoscimento facciale con cui opera il nostro cervello. Christof Koch, presidente dell’Allen Institute for Brain Science ha espresso la sua soddisfazione: “Le scimmie impiegano fra gli 80 e i 100 millesimi di secondo per riconoscere un volto e questo modello sembra spiegare bene come facciano”.

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