Parti del cervello "si addormentano" di giorno: lo dimostra uno studio

L'attività dei neuroni si concretizza in cicli di "accensione" e "spegnimento" (Getty Images)
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Una ricerca scientifica dell'Università di Stanford, in California, condotta sulle scimmie, ha evidenziato come i neuroni presenti nelle cellule cerebrali possano avere un comportamento diurno simile a quello notturno 

Uno studio dell’Università di Stanford, in California, ha dimostrato come i neuroni presenti nelle cellule cerebrali abbiano un comportamento diurno simile a quello notturno, anche se circoscritto ad aree limitate. Ciò comporta che parti del nostro cervello "dormano" per brevi frazioni di tempo anche durante il giorno.

Accensione e spegnimento dei neuroni -
Nel cervello umano l’attività neuronale prevede due fasi: una più "attiva", in cui i neuroni si muovono più velocemente, e una in cui sono rallentati. I neuroni si dividono in gruppi chiamati colonne corticali che si trovano nella corteccia cerebrale: quelli nella stessa colonna operano sulla medesima attività dell’organismo e passano collettivamente dallo stato di "accensione" a quello di "spegnimento". Tale mutamento dura pochi secondi (o frazioni di secondo): in pratica le varie parti del cervello si accendono e si spengono continuamente. Questo fenomeno era stato finora notato solo di notte perché durante il sonno tutto l’encefalo è coinvolto nel ciclo e quindi è più facile riconoscere le "onde" formate dalle colonne corticali che si alzano e si abbassano.

L’esperimento con le scimmie -
Lo studio dell’Università di Stanford si è invece concentrato sull’attività diurna, spiegando come anche di giorno accadano questi rapidi cicli di accensione e spegnimento: semplicemente non sono facilmente riconoscibili perché interessano porzioni molto limitate del cervello, spesso anche singole colonne corticali. Per capirlo i ricercatori hanno analizzato il comportamento di un gruppo di scimmie, monitorandone la reazione nel momento in cui veniva modificata una parte del loro campo visivo che era controllata da una regione del cervello specifica. Analizzando così l'attività cerebrale di quest'ultima porzione hanno potuto stabilire come il il livello di attenzione dipendesse in sostanza dallo stato (accensione o spegnimento) dei neuroni delle colonne corticali.

Le conclusioni dello studio - "Le scimmie erano molto rapide ad accorgersi del cambiamento quando i loro neuroni erano nella fase più attiva, mentre si perdevano parecchi cambi di scenario quando si trovavano nell’altra fase", ha spiegato Tatiana Engel del team di ricerca. Questo fenomeno, secondo la dottoressa, avviene in modo analogo nel cervello umano, ad esempio quando "ci sembra di prestare attenzione a qualcosa, ma in realtà non lo stiamo facendo". In quei brevi istanti i nostri neuroni deputati a controllare quel tipo di azione o quella parte del campo visivo sono nella fase meno attiva. L’alternanza delle due fasi è necessaria per due motivi: il risparmio di energia e la salvaguardia delle cellule cerebrali: "Se i neuroni rimanessero attivi tutto il tempo, il costo per il metabolismo sarebbe molto più alto - ha sottolineato Engel - è come se ogni tanto si sedessero per riposarsi. Inoltre quando sono attivi producono materiale cellulare di scarto, che viene poi eliminato durante lo spegnimento".

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