I virus che causano l'influenza non sono gli stessi ogni anno (agenzia Fotogramma)
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Una ricerca americana evidenzia come l'organismo si protegga contro diverse categorie di virus per tutta la vita sulla base della prima infezione contratta. La vulnerabilità dell'individuo dipende, dunque, dall'anno di nascita

L'anno di nascita potrebbe essere il fattore determinante per comprendere a quali tipi d'influenza si è più vulnerabili. Questa è la principale conclusione di uno studio pubblicato su "Science" che dimostra come “la prima infezione da virus influenzali” sperimentata da un individuo conferisca “una protezione a vita contro malattie dello stesso gruppo filogenetico”. Quindi comprendere quale dei due principali tipi d'influenza stagionale era il più diffuso nell'anno di nascita di una persona può suggerire ai medici quali tipi di virus possono rivelarsi più dannosi. E di conseguenza può permettere di scegliere il vaccino più mirato. La ricerca ha preso come principali riferimenti della propria analisi due ceppi di virus, l'H7N9 e l'H5N1, sottotipi dell'influenza A, la cosiddetta "aviaria", che, facendo registrare tassi d'infettività molto diversi in base all'età del paziente, potevano essere un buon punto di partenza per questa valutazione medica e anagrafica.

 

L'anzianità non conta - “Per ciascun virus pandemico potremmo ora dire che si può prevedere chi rischia di morire all'ospedale e chi invece resterà protetto”, racconta al "Guardian" Michael Worobey, responsabile del ramo Ecology ed Evolutionary biology presso l'Università dell'Arizona (Stati Uniti) e tra gli autori dello studio. “Non è l'età, ma è l'anno di nascita ciò che conta”. Per quanto riguarda l'influenza, la sua storia è cambiata fortemente a partire dal 1968, anno nel quale da un unico ceppo il virus ha sviluppato due tipologie distinte (tipo 1 e tipo 2). Ogni anno entrambi i tipi sono presenti, ma uno dei due è sempre prevalente sull'altro: “Il primo virus che s'incontra sembra impostare le difese per tutta la vita non solo contro quel particolare virus, ma anche contro i suoi 'cugini'”, aggiunge Worobey.

 

Aviaria - A tali implicazioni, valide per tutti i tipi di influenza comuni, si è giunti tramite l'osservazione dei due ceppi di influenza A scelti come riferimento, perfetti come esempio perché appartenenti rispettivamento al tipo 1 (l'H5N1 che colpisce soprattutto i più giovani) e al tipo 2 (l'H7N9 che infetta in prevalenza anziani). Quindi anche nel caso dell'influenza A, che ha una particolare forza pandemica, chi ha avuto come primo virus della vita uno di tipo 1 sarà meno vulnerabile al ceppo di aviaria appartenente allo stesso tipo.

 

L'importanza per i vaccini – L'impatto di questa scoperta potrebbe avere ripercussioni positive sull'efficacia delle vaccinazioni. Infatti i vaccini stagionali, pensati per proteggere contro gli agenti patogeni tipici di un determinato anno, potrebbero essere somministrati in modo mirato verso i soggetti che, sulla base di queste scoperte, ne potrebbero realmente avere un giovamento. Questo, inoltre, permetterà di ottimizzare le risorse laddove le medicine sono scarse, fornendo una corsia preferenziale “ragionata” a beneficio dei soggetti più a rischio.

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