Le espressioni facciali potrebbero non essere universali

Un indigeno durante un rito di gruppo (Getty Images)
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Uno studio condotto tra gli indigeni della Papua Nuova Guinea dimostra che non tutti reagiamo nello stesso modo a determinate emozioni e che l’appartenenza culturale può giocare un ruolo fondamentale

Alla felicità corrisponde il sorriso, alla paura labbra socchiuse e occhi sbarrati. Dovrebbe essere così in tutto il mondo, dall’Alaska all’Australia, o per lo meno è quello che sostengono gli scienziati. Ma un recente studio, pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences, ha messo in discussione questo assunto. Secondo l’equipe guidata dallo psicologo Carlos Crivelli dell’Università Autonoma di Madrid, l’interpretazione delle espressioni facciali non sarebbe universale ma cambierebbe in funzione delle diverse influenze culturali.



L’esperimento – Per arrivare a queste conclusioni, il dottor Crivelli è dovuto andare fino all’isola Trobriand, davanti alle coste della Papua Nuova Guinea, dove ha condotto un esperimento su alcuni membri di una comunità composta principalmente da agricoltori e pescatori, che vivono da tempo isolati dal resto del mondo. Per effettuare al meglio lo studio, lo psicologo insieme a Sergio Jarillo, un antropologo all’American Museum of Natural History di New York, ha trascorso diversi mesi sull’isola per riuscire a instaurare un rapporto con gli indigeni. Dopo aver imparato le basi della lingua locale ed essersi guadagnati l’ingresso nella comunità con un nuovo nome (Crivelli è diventato Kalakasi mentre Jarillo è stato chiamato Tonogna), i due ricercatori hanno sottoposto a 72 ragazzi, dai 9 ai 15 anni di età, una serie di foto con dei volti, chiedendogli di associare a ogni espressione un’emozione tra felicità, tristezza, rabbia, paura, disgusto e fame.



Paura o rabbia? – Dai risultati del test è emerso che alcune espressioni sono interpretate esattamente come nel resto del mondo, altre invece hanno significati piuttosto diversi. Per i giovani indigeni, ad esempio, una faccia con occhi sbarrati e bocca spalancata non è sintomo di paura ma di rabbia. 

 

La teoria dell’universalità – Lo studio risulta piuttosto innovativo perché capovolge la teoria attuale secondo cui emozioni come felicità, sorpresa, paura, disgusto, rabbia e tristezza provochino la medesima mimica in tutto il mondo a prescindere dalle influenze culturali. Alla base di questa convinzione ci sono gli studi pubblicati da Charles Darwin su “L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli animali” e i numerosi esperimenti condotti negli anni Sessanta da Paul Ekman. Anche lo psicologo statunitense aveva mostrato una serie di foto di uomini e donne occidentali a culture isolate, incluse alcune della Papua Nuova Guinea.



Anche in Oriente reagiscono diversamente – In realtà, già nel 2012 le convinzioni degli scienziati erano state messe in dubbio da uno studio condotto dalla dottoressa Rachael E. Jack e pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences. La ricerca sosteneva che le reazioni a determinate espressioni facciali non potessero essere considerate universali. I volontari coinvolti nell'esperimento, infatti, che erano stati divisi in occidentali e orientali, avevano registrato risultati sensibilimente differenti in base all’appartenenza culturale.

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