Il ginocchio? Si “ripara” col naso

Lo studio svizzero ha individuato nelle cellule del naso le più adatte per gli interventi ricostruttivi del ginocchio (Getty Images)
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Secondo una ricerca svizzera, le cellule prelevate da questa parte del viso possono essere utilizzate sia per le lesioni delle articolazioni, sia per combattere l'osteoartrite

Il naso può servire a curare le lesioni del ginocchio. A certificarlo, uno studio pubblicato dalla rivista "the Lancet”: secondo i medici, coordinati da Ivan Martin del Policlinico universitario di Basilea, le cellule cartilaginee prelevate con una biopsia dal setto nasale possano riparare le lesioni articolari del ginocchio, molto frequenti tra i giovani.

 

Danni difficili da riparare - I danni alla cartilagine articolare del ginocchio hanno una capacità di riparazione molto bassa, sono progressivi e difficili da curare. I trattamenti tradizionali hanno da sempre utilizzato le cellule del tessuto cartilagineo articolare, detti condrociti. Tuttavia, secondo la ricerca, sono le cellule del setto nasale ad avere una capacità superiore nel riprodurre la cartilagine e curare il problema.

 

Studio testato su dieci pazienti - Con un primo studio clinico pilota sono stati coinvolti 10 pazienti. I risultati hanno mostrato come, coltivando in provetta le cellule nasali precedentemente prelevate dal naso del paziente, si possano costruire in laboratorio delle nuove articolazioni modellandole fino a ottenere la forma giusta. Le cellule sono poi state impiantate nel ginocchio dei pazienti cui era stata precedentemente rimossa l'articolazione danneggiata. La sperimentazione è ancora in corso e a breve coinvolgerà altri 25 pazienti.

 

Si potrà curare l’osteoartrite - Dopo due anni dall’intervento chirurgico non sono state registrate reazioni avverse: la nuova articolazione si è totalmente integrata, la nuova cartilagine funziona e i pazienti hanno dichiarato un miglioramento della capacità di movimento. Inoltre non avvertono più dolore e la loro qualità di vita è decisamente migliorata. Le valutazioni radiologiche hanno quindi indicato che lo sviluppo della riparazione dei tessuti è molto vicino alla composizione della cartilagine nativa. Gli studi futuri che coinvolgeranno altri pazienti serviranno a confermare i primi risultati e l’efficacia di questo nuovo metodo. Più avanti si potrà estendere questa pratica alla clinica quotidiana: questa nuova tecnica potrà essere infatti applicata anche agli anziani che soffrono di osteoartrite. Una patologia degenerativa che si presenta come conseguenza di lungo periodo di lesioni, incidenti e traumi articolari subiti in gioventù.

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