Usa, donna partorisce bambino dopo un trapianto d’utero

Il primo bambino concepito da un utero trapiantato è nato in Svezia, a Göteborg, nel 2014 (Getty Images, foto di repertorio)
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La gravidanza è stata portata a termine all'interno del Baylor University Medical Center, una clinica sperimentale di Dallas. Si tratta del primo caso negli Stati Uniti e secondo i medici rappresenta "una pietra miliare per risolvere l'infertilità"

Era nata senza utero ma grazie a un trapianto è riuscita a portare a termine una gravidanza e a dare alla luce un bambino. È accaduto all'interno del Baylor University Medical Center, una clinica sperimentale di Dallas, negli Stati Uniti, dove una donna che sembrava destinata all’infertilità ha potuto assaporare la gioia della maternità. 

La prima nascita da un utero trapiantato negli Usa

Il dottor Giuliano Testa, chirurgo leader della clinica, ha spiegato sul sito della struttura che si tratta della prima nascita da utero trapianto negli Stati Uniti: "Una pietra miliare nel nostro lavoro per risolvere l'infertilità assoluta del fattore uterino", ossia delle patologie che rendono l’utero non funzionate o che ne causano il mancato sviluppo. Molte delle donne che partecipano al programma del Baylor University Medical Center, spiega la rivista Time, soffrono della sindrome di Rokitansky che è caratterizzata da aplasia congenita dell'utero e della porzione superiore della vagina. Per questa ragione essere riusciti a portare a termine un parto è motivo di grande soddisfazione: "Il nostro obiettivo – ha spiegato Doug Lawson, presidente del Baylor University Medical Center - nel lancio di questa sperimentazione clinica è sempre stato quello di contribuire al corpus di conoscenze sui trapianti a livello nazionale e internazionale".

L’importanza dei donatori

Il primo bambino concepito da un utero trapiantato nel mondo è nato in Svezia, a Göteborg, nel 2014. Oltre all’importanza della ricerca che ha permesso di trapiantare un utero perfettamente funzionante, secondo il dottor Testa è importante sottolineare "il ruolo dei donatori coinvolti nel programma, senza i quali questo lavoro non sarebbe stato possibile". 

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