Spezzare le pastiglie è una pratica a rischio

Quella di spezzare le pastiglie è una pratica molto diffusa nelle Rsa (Getty Images)
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Uno studio presentato in occasione del 62esimo Congresso nazionale della Società italiana di gerontologia e geriatria (Sigg) esplora le alternative per facilitare la somministrazione

Anche se è una pratica diffusa, talvolta suggerita dai medici per necessità, quella di triturare o spezzare le pastiglie è da evitare quanto più possibile. Lo rivela uno studio presentato in occasione del 62esimo Congresso nazionale della Società italiana di gerontologia e geriatria (Sigg), in corso a Napoli dal 29 novembre al 2 dicembre. Secondo le stime della ricerca, circa il 40% degli anziani ricoverati in strutture assistenziali spezza o tritura le medicine per riuscire ad assumerle, talvolta mescolandole ai cibi. Il rischio è di vanificare gli effetti e alterare i dosaggi dei farmaci.

La ricerca

Lo studio, che ha visto impegnate le Fondazioni Casa di Riposo di Robecco d’Oglio e Villa S. Cuore Coniugi Preyer, ha calcolato che aggiustare i dosaggi schiacciando o dividendo le pillole altera la quantità di farmaco assunta di almeno il 15% rispetto alla dose prescritta. Il rischio, dunque, è quello di un sovradosaggio o sottodosaggio che in ogni caso riduce l'efficacia della terapia, con la possibile insorgenza di effetti collaterali. L’alta prevalenza nelle “Residenze sanitarie assistenziali” (Rsa) di anziani con problemi di deglutizione e con disturbi comportamentali legati alla demenza spesso impone la necessità di somministrare i farmaci in modo non conforme alle raccomandazioni della casa produttrice, spiegano gli autori nella ricerca. Lo scopo dello studio è stato “quello di verificare la reale necessità di tritare le pastiglie e di trovare soluzioni alternative, in modo da ridurre l’incidenza di questa pratica e le sue possibili conseguenze”.

I risultati

“Partendo dalle indicazioni di possibili effetti collaterali” dati dall'alterare l'assunzione dei farmaci, “ci siamo sforzati di trovare soluzioni alternative per evitare problemi di potenziale tossicità ai nostri ricoverati”, spiegano gli autori dello studio. “Come spesso accade in Rsa, la soluzione al problema è stata trovata grazie al lavoro di equipe: se prima la decisione era lasciata in mano in modo indiscriminato solo all’infermiere, la collaborazione tra più professionalità (medico, farmacista, fisioterapista) ha permesso di trovare alternative efficaci”, per gli anziani con problemi di deglutizione. Ad esempio unire la pastiglia intera a cibi di facile deglutizione come i budini. Non sempre, però, ciò è possibile, in quanto alcuni farmaci come gli ace-inibitori o i betabloccanti non hanno nessuna alternativa alla forma in pastiglie o capsule. "Visto l’allungarsi della vita media”, concludono gli studiosi, "sarebbe opportuno che le case farmaceutiche ponessero agli anziani la stessa attenzione rivolta alla fascia pediatrica, formulando preparazioni ad hoc”.

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