Riabilitazione post ictus: solo sei Regioni hanno protocolli

Paziente in ospedale (archivio Getty Images)
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Secondo la ricerca dell’Associazione A.L.I.Ce, quasi un milione di persone convive con disabilità a causa della patologia, ma solo in poche aree si possono ricevere cure adeguate

Quasi un milione di italiani convive con disabilità conseguenti ad un ictus, ma i percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali aggiornati e attivi per la loro riabilitazione sono presenti solo in sei regioni italiane su venti. Questa, in sintesi, la mappa del nostro Paese che emerge dalla prima fase dello studio "La Riabilitazione post-ictus in Italia" realizzato dall'Associazione per la Lotta all'ictus Cerebrale (A.L.I.Ce. Italia Onlus).

La situazione in Italia

Lo studio è stato presentato nel corso del convegno "Dopo l'ictus cerebrale: percorsi di neuroriabilitazione in Italia tra competenze e passione", organizzato da A.L.I.Ce. Italia Onlus e Fondazione Santa Lucia IRCCS nell'ambito delle iniziative per la XIII giornata mondiale contro l'ictus, che si celebra domenica 29 ottobre. Secondo quanto emerge dalla ricerca, in Italia il numero di persone che convive con disabilità conseguenti all'ictus sta raggiungendo ormai la soglia del milione (930.000) e ciascun medico assiste 4-7 pazienti colpiti dalla malattia e 20 sopravvissuti con disabilità. Sono tuttavia solo sei le regioni che hanno attivato i percorsi assistenziali adeguati per la loro riabilitazione: Valle d'Aosta, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Emilia Romagna e Marche. Nelle restanti regioni, la documentazione che regola questo ambito di assistenza non è aggiornata, è dichiarata non operativa o non è pervenuta del tutto.

Le conseguenze di un ictus

In seguito ad un ictus, un paziente può trovarsi a dover fare i conti con una serie di problemi che non si limitano unicamente alla paresi degli arti superiori e inferiori, ma che coinvolgono anche la sfera neurologica e cognitiva: il 60% ha problemi visivi, mentre quasi la metà presenta difficoltà di deglutizione e respirazione. Un paziente su tre soffre inoltre di disturbi del linguaggio e di depressione. Nello studio i costi collettivi dell’ictus ammontano a 3,7 miliardi di euro, ovvero al 4% della spesa sanitaria nazionale: un terzo è rappresentato dalla spese per i trattamenti nella fase acuta, i restanti due terzi sono invece generati dalla disabilità. La ricerca evidenzia inoltre come la malattia vada ad influire anche sulle finanze familiari: le spese aumentano circa del 58%, e il 69% dei pazienti tra i 25 e i 59 anni deve abbandonare il lavoro.

I piani per il futuro

"È fondamentale che in Italia si arrivi ad avere un protocollo uniforme da seguire per la riabilitazione, che deve proseguire in modo continuativo, senza interruzioni''  sottolinea Nicoletta Reale, Presidente di A.L.I.Ce. Italia Onlus. Antonino Salvia, direttore sanitario della Fondazione Santa Lucia IRCCS, evidenzia invece come le condizioni dei pazienti che richiedono assistenza siano più severe rispetto al passato: "Negli ultimi dieci anni il grado di autonomia dei nostri pazienti al momento del ricovero si è dimezzato. Assistiamo quindi pazienti sempre più gravi che richiedono percorsi di neuroriabilitazione intensi e multidisciplinari".

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