Un test del sangue per diagnosticare l'autismo

Per diagnosticare l'autismo precocemente, potrebbe essere sufficiente un prelievo di 20-30 gocce di sangue (foto: Getty Images)
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Sviluppato dal gruppo di Carla Ferreri del Consiglio nazionale della ricerca di Bologna, questo metodo potrebbe aprire la strada a nuove forme di lotta al disturbo

Per diagnosticare precocemente l’autismo potrebbero bastare appena 20-30 gocce di sangue. È quanto promette un nuovo test sviluppato dal gruppo di Carla Ferreri del Consiglio nazionale della ricerca di Bologna e descritto sulla rivista Scientific Reports.  Il nuovo metodo, che si basa sull’analisi della membrana cellulare e del suo stato di equilibrio come elemento chiave per la salute, potrebbe aprire la strada a nuove forme di lotta contro l’autismo attraverso la nutrizione o l’integrazione nutrizionale.

L'origine del test

Il test mette per la prima volta insieme due metodiche diagnostiche, quella "lipidomica" e quella "biofotonica". Sono 41 i bambini che sono stati sottoposti a questo metodo innovativo, 21 dei quali autistici: è stato possibile individuare le caratteristiche peculiari delle membrane cellulari dei bambini affetti da disordine dello spettro autistico, legate ad uno squilibrio nella loro organizzazione molecolare. La novità sta nel fatto che, per individuare queste disfunzioni, sono state utilizzate le membrane dei globuli rossi, che testimoniano lo stato dei vari tessuti, come quello nervoso, non raggiungibili per un prelievo in un essere vivente. Gli studiosi hanno esaminato la qualità e quantità degli acidi grassi presenti nella membrana del globulo rosso maturo attraverso la metodica lipidomica. Successivamente, con la biofotonica, hanno analizzato la luce riflessa dalla membrana dei globuli rossi, rilevando le caratteristiche 'spia' dell’autismo. "Il globulo rosso – spiega la ricercatrice Carla Ferreri - può essere una cellula segnalatrice di squilibrio e la precisione raggiunta dai due esami consente di valutare e diagnosticare la differenza tra una cellula malata e una sana". Per il test messo a punto dal gruppo della Ferreri è stato sufficiente un piccolo prelievo di 20-30 gocce di sangue.

L'elemento carente nei bambini autistici

La membrana cellulare e le sue disfunzioni sono già conosciute come base molecolare di varie patologie in ambito neurologico. Ora, grazie alle due metodiche, secondo il gruppo di ricerca, sarà possibile misurare il grado di disorganizzazione e riconoscere gli elementi carenti, permettendo anche di intervenire a livello nutrizionale e metabolico per contribuire alla riorganizzazione. Ad esempio, l’elemento chiave più carente nei bambini autistici è l’acido grasso Dha: un’informazione che potrebbe essere fondamentale per intervenire con terapie ad hoc fin dalla nascita. "Le metodiche per il test – aggiunge la Ferreri – sono semplici e non costose, quindi daranno anche la possibilità di monitorare nel tempo la membrana cellulare dei pazienti e soprattutto di valutare gli effetti di interventi di tipo nutrizionale e nutraceutico personalizzati". L’equilibrio funzionale della membrana cellulare, infatti, rappresenta un elemento chiave per lo sviluppo dei tessuti, incluso quello neuronale. Il prossimo passo, secondo gli esperti, sarà uno studio più ampio anche sui neonati, allo scopo di verificarne lo stato di equilibrio secondo i due test diagnostici utilizzati, sempre con lo scopo di assegnare terapie mirate.

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