I medicinali per il colesterolo potrebbero contrastare le infezioni

La scoperta è legata al lavoro dei ricercatori della Duke University (foto di repertorio - Getty Images)
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Secondo uno studio della Duke University determinati virus si servono del colesterolo per insediarsi nelle cellule: quindi un comune farmaco usato per abbassarne il livello potrebbe proteggere l'organismo da tali patologie

Le statine, elementi che tengono sotto controllo i livelli di colesterolo nel sangue e che proteggono il corpo da infarti e ictus, potrebbero avere un'altra funzione, quella di bloccare virus potenzialmente fatali come la salmonella tifoide. Secondo uno studio condotto dalla Duke University, infatti, queste infezioni si diffondono diversamente in base alla presenza o all'assenza di un gene - il VAC14 - e alla concentrazione di colesterolo, che aumenta la vulnerabilità nei confronti di malattie come la febbre da tifo. Di conseguenza, i medicinali che abbassano il livello di questa sostanza nel corpo umano potrebbero proteggere l'organismo anche da tali patologie.

L'interrogativo della ricerca

I risultati dello studio, pubblicati su Proceedings of the National Academy of Sciences, mostrano il meccanismo che governa la diffusione delle infezioni nel corpo umano e analizzandolo offrono una nuova prospettiva sul motivo per il quale le diverse persone sono più o meno sensibili a questi virus. Per capirlo gli studiosi sono partiti da un caso emblematico, quello di Mary Mallon, immigrata irlandese che alla fine del diciannovesimo secolo portò il tifo a New York City infettando 50 persone senza però ammalarsi direttamente. Il gruppo di scienziati della Duke University si è chiesto quali sue caratteristiche abbiano influenzato tale dinamica della patologia.

Gli effetti del gene VAC14 e del colesterolo

Dennis C. Ko, autore dello studio e professore di Genetica Molecolare e Biologia, e il suo team hanno preso in esame centinaia di colture cellulari di volontari umani sani e le hanno esposte alla stessa dose di salmonella tifoide. Dopo aver osservato quelle maggiormente infettate, ne hanno analizzato il Dna. Si è così scoperto che la presenza del gene VAC14 influenzava la diffusione del virus: le cellule che ne erano sprovviste, venivano infatti prontamente invase. Inoltre, la stessa sorte subivano quelle che presentavano più alti livelli di colesterolo, una componente essenziale delle membrane cellulari con cui la salmonella si lega per invadere le cellule ospiti. "Scoprire questo meccanismo è stato importante perché c'è moltissima gente che assume medicine per il controllo del colesterolo, specialmente le statine - ha dichiarato Ko - ci siamo chiesti se questo tipo di sostanze possono essere somministrate per ridurre il rischio di infezioni da salmonella tifoide". Si tratta però solo della prima fase del processo per arrivare a una risposta definitiva: "Abbiamo bisogno di provare questo approccio in diversi modelli di organismi, come le cavie, e testarlo su differenti patogeni prima di procedere alla sperimentazione clinica".

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