Cancro alla prostata, un nuovo farmaco al posto della chemioterapia

La terapia nella quale è stato sperimentato il nuovo farmaco ridurrebbe del 38% il rischio di decesso per cancro alla prostata (Getty Images - foto di repertorio)
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Si chiama "abiraterone" e avrebbe più che raddoppiato il tempo medio trascorso prima che la malattia ricominciasse a progredire nei pazienti sui quali è stato testato

Una svolta sembra essere arrivata nella lotta al cancro alla prostata. Un nuovo farmaco, infatti, somministrato al posto della chemioterapia, avrebbe più che raddoppiato il tempo medio intercorso prima che la malattia ricominciasse a progredire nei pazienti sui quali è stato testato. I risultati di questa nuova terapia sono stati presentati al Congresso dell'American Society of Clinical Oncology (Asco), in corso a Chicago che si concluderà il prossimo 6 giugno. Questo nuovo farmaco, l’abiraterone, aggiunto alla terapia ormonale standard degli uomini con metastasi già al momento della diagnosi, avrebbe ridotto del 38% il rischio di decesso.

Lo studio

Lo studio presentato al congresso di Chicago, che è stato coordinato dagli oncologi dell’Ospedale Villejuif di Parigi e pubblicato sul "New England Journal of Medicine", ha coinvolto 1.200 uomini malati di cancro alla prostata. A loro è stata somministrata una nuova terapia che è consistita nell’abbinamento della cura ormonale standard, prevista per chi riceve la diagnosi già nella fase avanzata del tumore, a un nuovo farmaco, l’abiraterone, somministrato in sostituzione della chemioterapia. La nuova terapia fa parte della fase III dello studio “Latitude”. Dai dati raccolti è emerso che il rischio di decesso nei pazienti si sarebbe ridotto del 38%. Non solo: si sarebbero allungati anche i tempi trascorsi prima che la malattia ricominciasse a progredire, da 14,8 a 33 mesi.

Risultati paragonabili alla chemioterapia

Secondo gli esperti che hanno presentato questo nuovo studio al congresso dell’Asco, la nuova terapia rappresenterebbe un’evoluzione significativa nel trattamento del cancro alla prostata. "Il risultato terapeutico che abbiamo osservato in questo studio, dato dall'uso precoce di abiraterone - sottolinea Karim Fizazi, a capo del Department of Cancer Medicine al Gustave Roussy, University Paris-Sud di Villejuif - è comparabile a quello della chemio, dimostrato negli studi già effettuati". Con la differenza, non di poco conto, che il farmaco sarebbe molto più tollerabile da parte dei pazienti, la maggior parte dei quali non avrebbe riportato effetti collaterali. La bontà dei risultati ottenuti dagli oncologi e ricercatori francesi è stata riconosciuta da Asco che li ha selezionati per i ‘Best of Asco’ meetings, come risultati scientifici più innovativi e di maggior impatto per i malati.

La possibilità di scegliere una terapia

Se in precedenza, di fronte ad una diagnosi di cancro alla prostata già in fase avanzata, la scelta terapeutica era abbastanza obbligata, i risultati di questo nuovo studio aprono la strada ad una rosa più ampia di possibilità. "Con lo studio Latitude – secondo Giuseppe Procopio, responsabile dell'Oncologia medica genitourinaria della Fondazione Irccs Istituto nazionale tumori di Milano – per la prima volta è stata valutata l'efficacia di un approccio che avesse, nonostante l'avanzamento della malattia di pazienti coinvolti, non la chemioterapia come prima opzione, bensì la combinazione di abiraterone e terapia ormonale". In futuro questa svolta terapeutica, oltre ad una maggiore efficacia, potrebbe offrire ai malati anche una migliore qualità della vita.

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