L'omeopatia in Italia: chi e come ne fa uso. LA SCHEDA

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Sarebbero otto milioni gli italiani che, almeno una volta all'anno, ricorrono a cure di tipo omeopatico. In maggior parte si tratta di donne e di cittadini del Nord. Nel 2016, però, si è registrato un crollo dei consumi: -7,4% 

Le cure omeopatiche tornano al centro del dibattito in Italia, dopo il caso del bambino di sette anni deceduto per un’otite curata solo con l’omeopatia. Nel nostro Paese sarebbero poco più di otto milioni le persone che usano questo tipo di trattamenti, almeno una volta all’anno, secondo le stime del 2017 diffuse in occasione della giornata mondiale dell’omeopatia. Mentre, per il rapporto Eurispes Italia 2017, circa 13 milioni di italiani si affiderebbero a cure alternative, e il 76,1% di loro sceglierebbe quelle omeopatiche. Gli ultimi dati Istat (pubblicati nel 2014), invece, fanno riferimento agli anni tra il 2005 e il 2013 e sottolineano come, in quel periodo, fra le terapie non convenzionali, quelle omeopatiche siano scese dal 7% al 4,1%, pur rimanendo le più diffuse della categoria. 

Prescrizioni: dai pediatri agli specialisti

A livello di prescrizione, i pediatri ricoprono un ruolo importante: quasi uno su tre consiglia ai pazienti l’uso di medicinali omeopatici. Si stima che circa 20mila medici italiani prescrivano almeno una volta all’anno medicinali omeopatici. E sono circa quattromila quelli che esercitano l’omeopatia con regolarità. Questo accade soprattutto al Nord dove i numeri sono in crescita, e in particolare in Lombardia, dove negli ultimi sette anni, i medici iscritti nei registri delle "medicine non convenzionali" dell’Ordine sarebbero aumentati del 180% (attualmente gli elenchi sono in fase di revisione). 

Chi sceglie l’omeopatia

Secondo un'indagine Emg-Acqua condotta nel 2016, oltre la metà degli utilizzatori ha un'istruzione superiore e ha iniziato su consiglio del farmacista, di parenti e amici, del medico generico o dello specialista. E c’è una grande differenza di genere tra i consumatori: tra le donne il 9,6% ha utilizzato almeno un medicinale omeopatico in tre anni, mentre tra gli uomini la percentuale scende al 6,8% (dati Istat). Il profilo di chi sceglie queste cure, tendenzialmente, è quello di persone con uno status socio-economico elevato.

Cosa cura l’omeopatia e come funziona

L’omeopatia viene usata soprattutto per curare riniti, raffreddori, influenze (63,6%), dolori articolari o muscolari (30,4%), allergie e problemi all'apparato respiratorio (21,8%). Si tratta di una pratica nata agli inizi dell'Ottocento, secondo cui se una sostanza è alla base dei sintomi di una persona malata, una dose estremamente piccola di quella stessa sostanza può essere usata come cura. I medicinali omeopatici sono riconoscibili perché riportano sulla confezione esterna la definizione: "medicinale omeopatico" seguita dalla frase "senza indicazioni terapeutiche approvate", se il prodotto è ad alta diluizione, che indica che nessuna valutazione dell’efficacia è stata effettuata dall’autorità competente, come spiega anche il ministero della Salute

L’anno nero del 2016

Per l'omeopatia, però, il 2016 è stato un "anno nero", con perdite per oltre 15 milioni di euro. Il mercato italiano, che è il terzo nell’Unione europea, dopo Francia e Germania, lo scorso anno ha registrato per la prima volta dopo anni di crescita un calo del 7,4% dei prodotti venduti e del 4,8% del fatturato che è passato dai 300 milioni annui del 2015 ai 285 del 2016.
Secondo Omeoimprese, l'associazione che riunisce le imprese italiane produttrici di medicinali omeopatici, il calo è stato una conseguenza "burocratica" della consegna all'Agenzia del Farmaco (Aifa) delle domande di rinnovo dell’autorizzazione all’immissione in commercio (Aic) che ha una scadenza del termine ultimo prevista per il 30 giugno 2017. Le imprese hanno così incominciato a ritirare i prodotti per i quali non intendono rinnovare le autorizzazioni, "con una procedura onerosa e complicata", spiegano da Omeoimprese, aggiungendo che oggi sono circa 13.000 i medicinali omeopatici sul mercato ma a seguito dei dossier di registrazione richiesti da Aifa "ne resteranno non più di 5/6mila”.

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