Alzheimer, Ibm trasforma le case in una mappa di ricordi tecnologica

La presentazione del supercomputer Watson di Ibm (Getty Images)
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Al via la sperimentazione su "Vita", un nuovo sistema che punta a stimolare la memoria del malato per impedirne il declino

La nuova sfida all'Alzheimer passa dalla tecnologia. A lanciarla è il colosso dell'informatica Ibm che ha iniziato la sperimentazione di "Vita" (Virtual Training for Aging): un sistema che trasformerà la casa del malato in una sorta di mappa dei ricordi pensata per stimolare la e preservare la memoria.

Il progetto

Il sistema Vita sarà testato nei prossimi mesi da un gruppo di anziani con sintomi di demenza precoce seguiti e selezionati dall’Unità di Geriatria dell’Irccs Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo che, assieme a Fondazione Ibm Italia, è a capo dell'intero progetto. Il sistema "Vita" rientra – si legge in una nota diffusa dalla fondazione - nell'ambito del programma Impact Grant, per dimostrare che i sistemi cognitivi aprono nuove prospettive nel rapporto tra tecnologia e memoria. Ed è proprio la memoria che la nuova casa per il gli anziani o soggetti affetti da malattie neurodegenerative, cercherà di preservare dal declino, associando a ogni oggetto intorno al paziente diversi frammenti di memorie. Gli sviluppatori definiscono così qualsiasi oggetto in grado di stimolare i ricordi: un testo, una fotografia, una musica come una canzone o un video che riporta a un'emozione, ed è collegato a ogni singolo evento vissuto che potrebbe coinvolgere persone, oggetti, luoghi e sentimenti. Il sistema li organizzerà in una mappa attraverso storie che rendono semplici l'associazione anche per coloro che sono affetti d'Alzheimer.

Il sistema "Vita"

Per sviluppare la casa dei ricordi, gli ingegneri di Ibm hanno sfruttato la famosa e potente piattaforma informatica Watson e il +Voce, il sistema di sintesi vocale sviluppato dall'italiana Cedat85. Sono questi i due pilastri, integrati da altri potenti hardware, sui quali si baserà "Vita" che sarà accessibile da tablet o smartphone, ma anche da semplici suppelletili che il sistema trasformerà in oggetti “smart” adatti a immagazzinare e condividere frammenti di memoria. Si stratta, in definitiva, di storie raccontate al paziente e con le quali il paziente potrà interagire navigando tra immagini, icone o semplicemente con la voce. L’obiettivo del progetto è quello di comprendere come il racconto e l’ascolto di queste storie possa contrastare stati emotivi negativi come agitazione, tristezza o apatia e rafforzare comportamenti positivi come nutrizione, idratazione e movimento, spesso carenti. “L'interazione con sistemi di intelligenza aumentata costituisce un aiuto concreto sia per le persone anziane, o colpite da malattie neurodegenerative, sia per chi si prende cura di loro. La tecnologia che Ibm ha messo a punto è in grado di apprendere e fornire stimoli per preservare la memoria o rallentarne il declino”, ha spiegato Enrico Cereda, presidente della Fondazione Ibm. Secondo Domenico Crupi, direttore generale dell'Irccs, “il progetto è significativo perché incide su uno degli aspetti più drammatici per i pazienti affetti da Alzheimer. La perdita della memoria che per molti di essi coincide con la perdita di identità”.

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