Nuove etichette per vino e birra, lo ha deciso la Commissione europea

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I produttori di bevande alcoliche dovranno indicare gli ingredienti e il valore nutrizionale dei loro prodotti, ma non tutti sono d'accordo

La Commissione Europea ha presentato oggi il rapporto sull'etichettatura obbligatoria, che lascia un anno di tempo ai produttori di bevande alcoliche per trovare una soluzione che garantisca l'indicazione degli ingredienti usati e del valore nutirzionale nei loro prodotti. "Questo rapporto sostiene il diritto dei consumatori nell'Unione europea a essere pienamente informati su cosa bevono: non si è trovata alcuna giustificazione all'assenza della lista di ingredienti sugli alcolici", ha commentato il commissario europeo alla Sicurezza alimentare, Vytenis Andriukaitis. Le reazioni in merito alla nuova iniziativa comunitaria, però, sono discordanti.

 

Ingredienti e calorie sulle etichette - Le normative generali attuali sull'etichettatura delle bevande nell'Ue, entrate in vigore nel 2014, risalgono a una direttiva del 2011 che prevede l'obbligatorietà delle indicazioni di ingredienti e calorie per tutti i cibi e le bevande. L'Ue rileva che alcuni produttori già adesso forniscono queste informazioni e che alcuni Stati membri hanno autonomamente previsto normative più stringenti.

Autoregolamentazione oppure interverrà la Commissione -
Saranno esentate dall'etichettatura obbligatoria quelle bevande il cui contenuto alcolico risulterà inferiore all'1,2% per volume. Tutte quelle che supereranno questa soglia, invece, dovranno fornire ai consumatori precise informazioni in merito agli ingredienti e al loro valore nutrizionale. Per trovare una soluzione alla nuova richiesta presentata dalla Commissione Europea c'è un anno di tempo, altrimenti sarà la stessa Commissione a lanciare una valutazione di impatto del provvedimento e a imporre una regolamentazione per tutti automatica: ci si riserva infatti di intervenire con "altre opzioni", spiega il rapporto.

Le reazioni della Cia - La Cia - la Confederazione italiana Agricoltori - non ha accolto in maniera positiva la proposta della Commissione europea. "I nostri produttori di vino non hanno bisogno di ulteriori aggravi burocratici e di costi aggiuntivi che, alla fine, andrebbero a gravare anche sui consumatori finali", il commento. "I dettagli sul modo in cui verrebbero realizzate le nuove etichette sono difficilmente applicabili alla realtà vitivinicola europea, fatta di migliaia di aziende diversificate e non di poche imprese agro-industriali. Ai burocrati di Bruxelles sfugge evidentemente che il vino è un prodotto che ha origine dalla fermentazione naturale dell'uva e non da un processo industriale su larga scala". Per la Cia quindi "non è pensabile realizzare specifiche etichette per ognuna delle tipologie di vino prodotte: solo in Italia si tratterebbe di mettere mano a oltre 500 denominazioni riconosciute. Il timore è che un settore composto in gran parte di imprese di piccola taglia si trovi con le aziende costrette a modificare continuamente ogni etichetta".

Il commento di Federvini - Il Rapporto sull'etichettatura obbligatoria per le bevande alcoliche presentato dalla Commissione europea "è una prova di maturità per il settore nei 28 Paesi membri, ed ha, tra luci e ombre, tanti elementi positivi per l'Italia" è il commento invece di Ottavio Cagiano de Azevedo, direttore generale di Federvini, che guarda "con ottimismo agli obiettivi del Rapporto prodotto, come precisato a Bruxelles, non per aspetti salutistici ma sotto una spinta di richiesta informativa da parte dei consumatori emersa solo a partire dal 2014". La Ue, aggiunge Cagiano, ha al contempo registrato anche l'impegno dei produttori a promuovere, sui social e sul web il consumo consapevole di alcolici.

Per la Coldiretti è una minaccia - Il provvedimento della Commissione Europea è visto dalla Coldiretti come una minaccia. "L'etichettatura non deve tradursi in un inutile aggravio di oneri burocratici per le aziende vitivinicole a partire da quelle medio-piccole, che contribuiscono in misura importante al nuovo record delle esportazioni di 5,6 miliardi nel 2016".  L'obiettivo comune, ricorda la Coldiretti, deve essere quello di fornire informazioni corrette senza però che questo carichi le imprese agricole di adempimenti burocratici difficili da sostenere. La stessa necessità di trasparenza, denuncia Coldiretti, dovrebbe però essere garantita anche su altri aspetti del settore vitivinicolo che oggi danneggiano i produttori italiani e i consumatori di tutto il mondo. L'associazione contesta ad esempio la possibilità consentita dall'Unione europea di aumentare la gradazione del vino attraverso l'aggiunta di zucchero (pratica vietata in Italia) o quella di vendere bevande simili al vino ottenute con l'aggiunta dell'acqua a polveri confezionate.


Provvedimento insufficiente -
"Siamo soddisfatti che la Commissione riconosca la necessità di informare meglio i consumatori circa le bevande alcoliche, ma dispiace che l'Esecutivo Ue non richieda un'azione immediata per rendere obbligatoria l'etichettatura". Questo il commento della Beuc, l'associazione che raggruppa le organizzazioni dei consumatori Ue: "Perché aspettare un anno per prendere in considerazione regole vincolanti?", attacca la direttrice generale di Beuc Monique Goyen. Le regole, conclude Goyen "sono l'unica strada percorribile se vogliamo che i consumatori in tutta l'UE siano informati su ciò che contiene il loro vino o la loro vodka". 

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