Nuovi possibili benefici dal tè verde (Foto: LaPresse)
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Un team di ricercatori evidenzia le proprietà di un particolare composto - polifenolo - che si trova nelle foglie di tè verde. Studi clinici su pazienti sono in corso in Cina e Germania, test in laboratorio negli Usa

Tra le proprietà del tè verde ce n'è una che potrebbe rivelarsi benefico per coloro che sono colpiti da mieloma multiplo, una forma di tumore che colpisce una parte del sistema immunitario, e da amiloidosi, un gruppo di malattie rare causate dall'accumulo di proteine prodotte dall'organismo. Lo afferma uno studio dell'Università di Washington St. Louis in collaborazione con ricercatori tedeschi.

 

Il polifenolo "chiave" nelle foglie del tè verde - I malati di mieloma multiplo e amiloidosi, spiegano gli scienziati, vanno incontro a complicazioni spesso fatali associate a disturbi del midollo osseo: parti dei propri anticorpi diventano deformi e possono accumularsi, pericolosamente, in vari organi, anche cuore e reni. Secondo lo studio americano, pubblicato sul Journal of Biological Chemistry, un particolare polifenolo che si trova nelle foglie del tè verde, l'EGCG, riuscirebbe a bloccare l'aggregazione delle cosiddette "catene leggere" dell'amiloidosi e quindi potrebbe impedire agli anticorpi deformi di replicarsi e di accumularsi pericolosamente negli organi dei pazienti.

 

Test in laboratori e studi clinici - Il team americano di ricercatori sta lavorando al microscopio: ha isolato le "catene leggere" dell'amiloidosi da 9 pazienti con disturbi del midollo osseo che hanno provocato mieloma multiplo o amiloidosi e sta verificando in laboratorio gli effetti del composto del tè verde. Esperimenti precedenti su pazienti con Parkinson e Alzheimer avevano evidenziato che il polifenolo evitava accumuli pericolosi di proteine presenti in entrambe le malattie. Lo stesso riscontro, in provetta, ci sarebbe stato anche sui pazienti coi disturbi del midollo osseo: l'EGCG ha "trasformato" la catena leggera dell'amiloidosi impedendole di replicarsi e accumularsi, spiegano i ricercatori.

Risultati importanti, ma non definitivi. Contemporaneamente sono in corso degli studi clinici al Centro per le amiloidosi di Heidelberg, su malati di Alzheimer a Berlino e su persone con Parkinson in Cina. La speranza, affermano i ricercatori, è che il composto funzioni anche sui pazienti.

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