Latte e latticini, sarà obbligatorio indicare il luogo di mungitura

Dal 2017 in etichettà comparirà il luogo di produzione: una tutela in più per il made in Italy (Fotogramma)
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Dall'aprile del 2017 scatterà l'obbligo di indicare la provenienza della materia prima su tutta la filiera lattiero-casearia. Una norma in più per tutelare i prodotti made in Italy e a chilometro zero

Novità in arrivo per il latte italiano: dalla primavera 2017 un'etichetta dovrà indicare l'origine geografica della materia prima per i prodotti del sistema lattiero-caseario. Il Decreto interministeriale, di prossima pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale (qui una bozza del testo approvato al Senato), prevede che siano indicati sia il Paese dove il latte è stato munto sia quello dove è stato trasformato. Il provvedimento allinea la normativa italiana al regolamento Ue n. 1169/11. Il ministro per le Politiche Agricole Maurizio Martina, in un'intervista al Corriere della Sera, oltre alla data di attuazione, ha dichiarato anche che si tratta di un "passo storico" per l'intera filiera lattiero-casearia.

 

Cosa cambia l'etichetta - L'etichetta con le indicazioni geografiche dei prodotti caseari garantirà ai consumatori più trasparenza, soprattutto per i derivati del latte (come yogurt, burro e latticini). Sarà indicato il Paese di mungitura, quello di lavorazione e quello di condizionamento (altrimenti noto come processo di trasformazione) e confezionamento. Se tutti i processi vengono svolti in una sola nazione, si dovrà trovare scritto: "Origine del latte: nome del Paese". Se le varie fasi di lavorazione prendono luogo in posti diversi, si troveranno le seguenti indicazioni: "Miscela di latte di Paesi Ue" per l'operazione di mungitura; "Latte condizionato in Paesi Ue" per il condizionamento; e "Latte trasformato in Paesi Ue" per la trasformazione. Se le operazioni avvengono al di fuori dell'Unione Europea, si dovrà usare la dicitura "Paesi non Ue".

 

Entrata in vigore e smaltimento scorte - Il decreto interministeriale entrerà in vigore dopo 90 giorni dalla pubblicazione. Questo sarà anche il tempo a disposizione dei produttori per smaltire le scorte delle vecchie etichette prive di queste informazioni, mentre si annunciano più lunghi i tempi di permanenza sul mercato dei prodotti già etichettati e messi in vendita prima del cambio normativo; non si dovrebbe comunque andare oltre i 180 giorni dall'entrata in vigore del decreto. L'Italia ha ricevuto il via libera al provvedimento il 14 ottobre scorso; insieme alla Francia è il primo Paese europeo ad aver introdotto questa normativa.

 

In attesa della svolta sul grano - Intanto, mentre questo provvedimento segna un passo in avanti verso una maggiore trasparenza nel settore alimentare, dal 20 dicembre 2016 la Comunità Europea sta vagliando il Decreto legge per l’indicazione in etichetta del Paese di origine del grano impiegato nella pasta. Un esito positivo in questa analisi porterebbe a un'analoga trasparenza per la filiera del grano e pasta, incentivando lo sviluppo di uno dei settori più produttivi dell'economia italiana. Secondo i dati riportati da Coldiretti, l'Italia è il principale produttore europeo di grano duro destinato alla pasta. Su 1,3 milioni di ettari coltivati, sono ben 4,9 milioni le tonnellate di grano prodotte. Tuttavia, nonostante questa produzione importante, ad oggi l'Italia importa 2,3 milioni di tonnellate di grano duro, senza che la presenza di questa materia prima venga segnalata sulle confezioni della pasta.

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